Ritratto dello Sfo

Per capire meglio le nostre posizioni su ciò che scriveremo, ritengo sia necessario presentarvi i due soggetti che si sono imbarcati in questa folle impresa.
Per questo motivo oggi vi presenterò lo Sfo, mio socio; e lui presenterà me, non appena riuscirà a trovare il tasto di accensione del suo notebook.

Lo Sfo è il classico romanticone che crede ancora nel sentimento genuino e autentico: è colui che si strugge pensando a come potrebbe far felice la donna dei suoi sogni se solo ella lo degnasse di uno sguardo, è quello che scrive poesie che parlano di lei nei tempi morti (nei tempi morti ha per la tessta una ragazza, SEMPRE), è quello che cambia programmi all’ultimo secondo se la ragazza per cui ha perso la testa gli propone un’uscita di lì a un’ora.
Spinto da un istinto che lo porta ad assecondare qualunque volontà della donna amata, molto spesso si rifiuta di confessarmi le peripezie che ha attraversato per compiacere la sua donna angelo, per timore della mia ira funesta.
Lo Sfo vive il sentimento amoroso quasi come nelle favole, diciamo pure che è un principe azzurro che rutta e mangia kebab accompagnandoli con pinte di Guinness bevute alla velocità della luce.
In un mondo ideale non mi dispiacerebbe vederlo, alla mezzanotte di una serata di festa, riportare la scarpetta di cristallo alla sua Cenerentola, ma purtroppo questo mondo è cattivo e lui, almeno per adesso, g’ha da sufrì.
C’è una cosa da dire però: sono convinto che alla lunga avrà ragione lui con la sua visione dei sentimenti.
Questo perché i buoni vincono sempre, anche a scapito di qualche coccolone o ulcera nervosa.
Visto che, per come sono fatto io, non riuscirei a sopravvivere fino alla mia vittoria, mi comporto in maniera estremamente diversa rispetto allo Sfo.
Ma questo è un argomento sul quale cedo la parola proprio a lui.
Beppe

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