Posso morire ora come fra ottant’anni – ma per il breve tempo che ci è concesso, perché fare qualcosa in cui non si crede o non si crede più?

Nano – spero non te la prenda se ti cito direttamente – visto che anche ieri sera per un motivo o per l’altro non siamo riusciti a parlare della vita post liceo, te ne parlo qui scrivendo.
Non voglio dilungarmi troppo, vorrei lasciarti un piccolo pensiero che mi ha aiutato a trovare la forza di convincere (o far rassegnare…!) i miei alla realtà di iscrivermi a una facoltà senza lavoro futuro come lettere. Ma un pensiero che può aiutare, spero, un po’ tutti quando dobbiamo scegliere di fare qualcosa o dobbiamo trovare la forza per far valere le nostre idee e i nostri progetti – non solo in ambito accademico.
Se c’è qualcosa che più delle altre cose ti ispira, decidi quella, ma non come se fosse la scelta della vita – penso che l’università sia anche questo: un percorso che ti porterà (FORSE, essendo in Italia) al lavoro che tanti anni di studio hanno preparato, non un liceo durante il quale si perdono anni. Se iscrivendoti a una facoltà ti capitasse di capire che non è come credevi, o non è quello che ti interessa fare, non c’è nessun problema a fermarsi lì e riprendere con un’altra possibilità – e mi permetto, penso che questo valga per qualsiasi cosa nella vita, anche nelle amicizie e con una ragazza. Certo non è così facile, ma se con una persona non va più, non c’è più l’intesa, la complicità, il volersi bene che c’era in precedenza, non ha più senso continuare – e non ha senso trascinarsi avanti per evitare di fare del male all’altra persona, perché la feriremmo dicendo la verità, e tutto il tempo trascorso insieme – gli anni, solitamente, si prendono a metro di giudizio – non è un buon motivo per continuare.
Non ha senso frequentare una facoltà solo per non dare un dispiacere ai propri genitori e per vedere realizzate le loro aspettative, e non importa quanto ci vorrebbero vedere medici o giuristi o quello che vogliono, e se rileggi il titolo di questo post ha ancora meno senso.
Riassumendo, ricorda solo questo:
Ognuno ha il diritto di fare le proprie scelte,
e “giuste/sbagliate” lo sapremo solo poi
e lo sapremo solo noi, e noi soltanto.
Ma soprattutto
ognuno ha il diritto, anzi il dovere
di provare e sbagliare.
Siamo nati per questo, no?

Sfo

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