De sciopero calciatorum (cit. Nanohha) – Sullo sciopero dei calciatori.

Con questo pezzo che reputo ormai quasi doveroso redigere, faccio esordire questo blog nella sfera delle cronache odierne, allontanandomi un po’ dall’amore e avvicinandomi un po’ alle altre fregnacce. Posso assicurarvi che si tratterà di un episodio isolato.
Visto che, a quanto sembra, ho un’opinione diversa dal resto del mondo, mi pare giusto farne un post di modo da creare occasioni di confronto costruttivo su un tema che, nelle ultime 48 ore, ha quasi cancellato dalle scalette di telegiornali e tabloid persino l’anniversario di michelemisseri (scritto volutamente così) e la povera Sarah vittima di un fanatismo mediatico sfociato nel peggior nonsense.
Ma torniamo a noi.

La Serie A sciopera. L’assocalciatori italiana lo dichiara con un comunicato sul proprio sito ufficiale firmato dal capocchia Damiano Tommasi.
L’italico popolino, già provato dal ritorno dal grande esodo e dalla recente crisi economica, cercava un capro espiatorio contro il quale aizzarsi e, per la miseria, difficilmente si poteva immaginare una situazione migliore in un momento migliore.
Questo tempismo si applica anche ai telegiornali, che finalmente possono sputare merda anche su questi schifosi strapagati, oltreché ricostruire le dinamiche dell’omicidio di Samuele Qualcosa per mano di annamariafranzoni per friggere aria e fare ascolti.
Tuttavia ritengo un mio preciso dovere, in quanto aspirante giornalista e anche come bastian contrario, ragguagliarvi sui motivi (LEGITTIMI) per cui anche i calciatori hanno il loro diritto a fare questo sciopero.

Partiamo da una premessa: i calciatori hanno un loro contratto che li porta a percepire il loro stipendio, siamo tutti d’accordo; ma come in molte categorie lavorative, anche i calciatori sono vincolati da ciò che io reputo una piaga sociale: il contratto collettivo.
Nello specifico il contratto vincola i giocatori dalla serie A alla lega Pro seconda divisione, se non vado errato.
E questo è un dato fondamentale, perché laddove tutti siamo abituati a vedere i vari Ibra, Sneijder, Totti e Buffon come gli archetipi della categoria calcistica, ci sono decine di migliaia di giocatori che, come noi, devono muoversi meticolosamente per esser certi di arrivare a fine mese.
Mi spiego meglio: mentre i sopracitati percepiscono uno stipendio netto di valanghe di milioni di euro l’anno, nel nostro calcio abbiamo anche i vari Roberto Carrobbio e Giuseppe Incatasciato che giocano in serie b o lega pro, prendono stipendi da persone normali, e giocano in società che gli stipendi li pagano un mese sì e cinque no (se non ricordo male anche una squadra dal passato glorioso come la Pro Vercelli è finita nei guai per questi motivi).
Tra i vari Roberto Carrobbio e Giuseppe Incatasciato ci sono svariati giocatori che finiscono fuori rosa: perdono cioé il diritto di allenarsi con la loro squadra e questo rappresenta un danno per un semplice motivo: non sanno dove allenarsi e in questo modo perdono di visibilità e non hanno possibilità di ottenere altri ingaggi (nei casi più gravi).
Lo sciopero riguarda proprio i fuori rosa: l’assocalciatori vuole chiarezza sull’articolo 7 del contratto collettivo, che prevede la possibilità di mettere un calciatore fuori rosa per “motivi disciplinari”.
Purtroppo, qui in Italia ognuno interpreta le cose a modo suo, e non sono mancati gli abusi di questa pratica (che peraltro può portare ad un abbassamento di stipendio molto pesante), e a questo punto i calciatori vogliono chiarezza.
Chiarezza che sembrava esserci a marzo, quando lo sciopero è stato sventato pochi giorni prima della regolare giornata di serie a grazie ad un accordo temporaneo, il quale è però saltato (per motivi più o meno sconosciuti i quali mi indurrebbero a pensare che pure i calciatori sono delle teste di minchia).

Fatto: fuori rosa ce ne sono in campionati di ogni ordine e grandezza.
Fatto: nelle serie inferiori ce ne sono molti più di quanto ci si potrebbe prefigurare.
Fatto: in Italia non frega nulla a nessuno della Serie B e tantomeno delle leghe inferiori.

A questo punto possiamo capire un paio di cose: anche se a un calciatore di Serie A abbassassimo del 90% lo stipendio, egli potrebbe tranquillamente continuare a girare in Lamborghini, stando agli archetipi di cui sopra, la qual cosa rende totalmente ingiustificato uno sciopero dei calciatori di Serie A.
E’ anche vero, però, che stando al fatto numero 3, se scioperasse la Serie B non fregherebbe niente a nessuno, tanto che l’Italiano medio che non sia un vero tifoso di una squadra di B se ne sbatterebbe i coglioni.
Esiste quindi un unico modo per i calciatori di farsi valere: ergere la Serie A e chi la gioca a portavoce di tutta la categoria, e scioperare per essa e per i suoi diritti.
Concludo questa riflessione dicendo che non mi sento di dare torto ai calciatori: sono una categoria professionale come tante, e anche loro hanno diritto a scioperare qualora lo ritengano necessario.
La cosa che mi ha dato da pensare è che molti di coloro che hanno urlato allo scandalo, sono gli stessi che quando c’era lo sciopero dei peggio sindacati dei professori andavano a ingozzarsi di cappuccino al bar, brindando e festeggiando, e nel 99% dei casi sono usciti da scuola ignoranti come dei ciucci cerebrolesi.
Se siamo contro lo sciopero dei calciatori, dobbiamo essere contro ogni forma di sciopero, ma questo lo riterrei quantomeno incostituzionale.

Ultima postilla poi giuro che chiudo: i calciatori “archetipo” sono strapagati, tutto vero.
Ma i loro stipendi sono direttamente proporzionali alla mole economica che muovono: schedine, videogiochi, oggettistica (magliette, trombette) , esercizi pubblici (bar e circoli), televisioni, turismo (pensate alle bagarre che si scatenano ciclicamente quando si assegna l’organizzazione di europei e mondiali) e tante altre cose.
Quindi non mi sento di dire che i loro siano stipendi fuori parametro (tolti i vari Sneijder, Amauri e compagnia ovviamente).
Spero siate arrivati fin qui senza addormentarvi,
Beppe.

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