La teoria della patata – Capitolo 4 [HIGHLANDER]

Quando penso alla Highlander è difficile che non mi si stampi sul grugno un sorriso ebete e colmo d’incanto (un po’ come mi sta succedendo ora).
La provai per la prima volta che avevo una decina d’anni, credo, e fu subito amore.
Croccante, fragrante, un gusto sublime e la giusta quantità di sale, nulla è lasciato al caso nella ricerca del sapore di una delle patatine più caloriche che la plaza ha da offrire.
Ciò vuol dire che, a malincuore, ci si deve andare piano con loro, non si possono mangiare più pacchetti in un lasso di tempo troppo breve, pensa il diventare dei sacchi di lardo pronti per essere imbustati e venduti all’Esselunga.
La ragazza che sta sotto questa categoria è una ragazza OGGETTIVAMENTE bella: non esiste vichingo o barilla che possa negare il fascino di questa ragazza, che pure deve attenersi a determinati parametri sul piano del carattere per essere definita tale.
Una ragazza che, per esempio, faccia un uso smodato di k e abbreviazioni nella sua ortografia, non potrà fregiarsi della nomea di Highlander, così come una che soffre della sindrome della figa d’oro scivola inevitabilmente in una categoria tra più gusto e classica.
La Highlander è consapevole del proprio fascino e della propria avvenenza, ma sa anche che non ha meriti né colpe per il suo aspetto, eccezion fatta ovviamente per gli aspetti legati all’alimentazione ed all’attività fisica.
Trovare una Highlander è molto difficile, poiché in questo caso vale il socratico assioma che implica la consapevolezza di non saper: una ragazza che si autodefinisce una Highlander automaticamente non può esser tale, anzi nella peggiore delle ipotesi è una Granbar.

La sua anima gemella è, solitamente il Barilla, ma anche in questo caso il Seghinho può rubare la scena alla concorrenza coi suoi modi che forse, un giorno, mi metterò a descrivere in un’eventuale disamina sul mondo maschile.

Non posso fornire esempi di Highlander, in quanto colei che dovesse leggere il proprio nome qui sopra acquisirebbe la consapevolezza di esserlo, perdendo quindi questa condizione “privilegiata”.

La prossima disamina concluderà questo lungo viaggio alla scoperta del mondo femminile equiparato alla patata visto da me.

-Beppe-

Annunci