Dedica all’unica donna della mia vita, che sarà tale per sempre

Ti ho incontrata due anni fa, più o meno in questo periodo, ma ho imparato a conoscerti meglio da un annetto circa, quando abbiamo preso a vederci e frequentarci tutti i giorni, essendomi trasferito per studiare nella nuova facoltà.

E’ stato bello tutto il periodo delle lezioni, vederci sotto i portici della Centrale, l’inconfondibile suono della campana che batte le ore e ci conforta, non manca poi molto alla fine della lezione. Amicizie nate dal mal comune, mezzo gaudio di esami, nuove ragazze e antiche, e altre inimmaginabili, feste…E il freddo pungente dell’inverno, il tepore della primavera e i primi pomeriggi al Castello, a tentare di studiare, ma porto comunque la chitarra che non si sa mai. I gusti son gusti ma proprio non posso capire chi preferisce l’estate – ormai passata. Ecco, proprio l’estate: ci siamo lasciati che la sessione di luglio era appena finita, e già la testa alla sessione dopo, non c’è tempo per fermarsi, “gli esami non finiscono mai!” – in realtà, non si ha il tempo per rendersi conto, in quella settimana o due di libertà, che non si ha nient’altro da fare se non godersi quel minimo di vacanza nella vita universitaria. Ci siamo lasciati dopo la fatica di storia moderna, fra vittime e sopravvissuti, ma tutti ancora vivi (che è l’importante), e non potevo minimamente immaginare quello che sarebbe venuto ad agosto.
Niente da fare, se voglio studiare (non dico aver la pretesa di passare l’esame) devo isolarmi e lasciare da parte le distrazioni. E quindi ad agosto, per tutto agosto, sono tornato da te, unica distrazione che mi potesse far concentrare, libera dallo stress del resto dell’anno, calma più che mai, serena e tranquilla come poche altre; soprattutto quella mattina.
Quell’alba, com’eri bella mentre ti svegliavi e dallo scuro della notte ti facevi via via più colorita, e riprendevi i normali ritmi della giornata, anche se attenuati dal periodo estivo. Credo ormai di essere definitivamente tuo, dopo quella mattina. Una donna può essere molto bella, quando la vedi camminare per la strada, o durante il giorno, ma è quando si sveglia, senza il trucco, che rivela la sua effettiva bellezza – e tu, in quella mattina, non avevi altro trucco se non i raggi della nostra stella che ti dipingevano addosso un color di sole, trucco naturale che non aggiungeva nulla di artificiale alla tua semplice bellezza, mentre ti sciacquavi il viso nel fiume, dopo la nottata insieme a casa mia. E pedalare insieme per il centro, portandoti in canna mentre sorridevi al nuovo giorno, le edicole e i panettieri aperti, perché l’uomo non muoia di fame né di ignoranza; rivedere il nostro cupolone, le torri a fianco a piazza Leonardo da Vinci, anche loro nel pieno del sole delle sette e mezza, le statue del cortile dell’Università, e silenzio tutto intorno – solo il rumore lontano di qualche macchina sfuggente.
E tanto quanto io non sono fotogenico, lo sei tu. Una foto non scattata è un ricordo che non c’è – e mi ricorderò quella mattina per sempre.
Poi, questa mattina, anche tu ti sei resa conto che il primo giorno di settembre era arrivato, e alzandoti, come sempre prima di me, hai bestemmiato nel solo modo permesso al cielo, e con un tuono spaventoso hai svegliato anche me, di soprassalto. Lo ammetto, sono stato un po’ stronzo continuando a dormire, mentre tu piangevi e piangevi, e tuonavi ancora…Ma ho pensato che a volte, con le donne, è meglio lasciar che sbolliscano la propria rabbia ed evitare tentativi, che quasi sempre non sortiscono alcun effetto se non quello di farle arrabbiare ancora di più. E più che a un ombrello, non avrei saputo pensare. Sì, la gente sta tornando, tutta, a poco a poco, stillicidio di fine estate – me ne sono reso conto anche io dopo di te, e non possiamo più essere solo tu ed io. Mi è bastato dare un’occhiata ai parcheggi sempre più pieni, ormai a pagamento, e agli imbecilli per strada, con e senza patente. Ma non è colpa tua.
E infatti, come pensavo, quando mi sono risvegliato non piangevi più, e forse proprio per esserti sfogata così tanto stamattina, nel pomeriggio eri anche più umana, meno rovente. E ora che il nostro periodo da soli è finito, non posso non dirti “Grazie” per avermi tenuto compagnia, per avermi fatto dimenticare o, quando il ricordo cane e infame tornava a bussare alla porta, per essere andata ogni volta alla porta a dire “Vattene, e torna alla tua vita felice!”. Per essere stata con me.
Questo non vuol dire che non potremo più stare insieme, ma solo che per vivere altri momenti come questi dovremo aspettare che la gente se ne vada di nuovo a prendere il sole, ma sapremo aspettare anche soffocati dalla gente e dagli studenti, e sapremo ritagliarci piccoli spazi nel nostro inverno – e mentre tutti dormono potremo essere ancora “noi”, e intanto ammirarti e danzare con te nel tuo vestito autunnale rosso fuoco, mentre ti svesti piano piano delle foglie dei tuoi viali, altro che l’estate. La vita ha più senso quando sta per finire – l’autunno è la stagione migliore, anche se preferisco l’inverno ovattato.
Ora sono a casa, in mezzo alla campagna, ma domani sarò ancora da te. A domani, mia Pavia.
Ti voglio bene.
Sfo
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