La teoria della patata – Capitolo Finale [KETTLE]

E’ difficile trovare le parole per descrivere una persona che, anche se non conosco, già amo.
La amo perché è la mia anima gemella.

La kettle, a differenza di tutte le altre patatine, è una vera e propria esperienza mistica: a ognuno la sua interpretazione, ognuno ha la sua e non c’è un criterio oggettivo per valutarla.
Risponde a precisi standard di carattere ed estetici, che però non posso determinare né io, né qualcun altro del Gran Consiglio, né una persona che non sia tu che stai leggendo.
La tua kettle, può essere la mia granbar, e viceversa.
L’amore è un’esperienza che va vissuta con la persona giusta, e la Kettle è l’equivalente della persona giusta.
Non esiste una definizione vera e propria dell’amore, ma se penso alla mia ipotetica Kettle, sono tante le cose che mi vengono in mente.

(Vi chiedo di aprire questo video solo adesso, così facciamo come nelle serie tv, quando nell’epilogo della puntata finale c’è sempre la canzone malinconica con la morale di tutta la situa.)

Per me amare una persona vuol dire che, se so che domani finisce il mondo, voglio che tu sia l’ultima cosa che vedo, cosicché se potrò avere memoria di qualcosa, il tuo ricordo rimarrà con me per l’eternità.
Per me amare una persona vuol dire che, se rutta a tavola, non le dico che fa schifo, ma diamo vita alla gara più tirata della nostra esistenza, una gara all’ultimo decibel.
Per me amare una persona vuol dire che riesco a comunicarglielo anche senza doverglielo dire ogni giorno, o scriverglielo ogni giorno, o starle continuamente appiccicato quando si esce con gli amici.
Per me, amare una persona, vuol dire prenderci a botte quando segna Marchisio, per festeggiare, e quando finisce il replay è lei la prima a darmi un pizzicotto sulla fronte per riportarmi all’ordine, dato che sta per riprendere la partita.

La mia kettle è un po’ così, un po’ indescrivibile, come quela di ognuno di noi, ma allo stesso modo diversa.
E’ una categoria della mia teoria della patata, ma è una categoria completamente a parte, non puoi metterla insieme alle altre.
Perché possiamo anche prendere in esame le storielle adolescenziali, le trombate occasionali, le cotte, e classificarle sotto le altre categorie.
Ma sono abbastanza sicuro che se una ragazza dovesse sentirmi dire che sono pazzo di lei, allora sì, She’s the one.

Bastava questa frase per descriverla. E mi rendo conto solo ora che il giro di parole non potrà mai rendere l’idea.
Nel mio cuore sono sicuro che la mia Kettle sia lì da qualche parte, e per adesso sto bene anche senza, ma è con lei che voglio passare il resto dei miei giorni.
Certo, non proprio a partire da subito.

-Beppe-

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