Alla vigilia

mercoledì 7 settembre 2011 – 23:16

alla vigilia dell’esame per il quale ho passato tutto (o quasi) agosto a Pavia

Dammi del banale – io dico che quando una cosa funziona, va tenuta anche se straripetuta – ma quello che importa non è la meta, ma il viaggio. E ti sembrerà la tipica frase da concorrente di quiz televisivo, quando non è più così sicuro delle proprie conoscenze e, prima di sparare l’ultima risposta (ultima proprio perché “sparerà” e non l’azzeccherà quasi certamente), ma non mi importa di passare o meno l’esame (sì, mettici dentro anche la scaramanzia: dimentichi che sono credente, che per gli atei fondamentalisti è già una gran bella superstizione). Non m’importa perché in questo mese circa di studio ho imparato tante di quelle cose – che in un esame scolastico mai ti chiederanno, ma nelle prove della vita serviranno più e più volte, se non altro a farmi sentire meno solo nel provare certe cose o, soprattutto, nello scriverle per cercare di farlo sapere al mondo, o più umilmente a quanti mi vogliono bene.

E quando, nel rush finale dello studio, leggo:

Bieltate appare in saggia donna pui

che piace a li occhi sì, che dentro al core

nasce un disio de la cosa piacente;

e tanto dura talora in costui,

che fa svegliar lo spirito d’Amore.

E simil face in donna omo valente.

da un sonetto della Vita nuova di Dante – un altro poverello come me, almeno da quello che leggo – non posso che sorridere, perché il ricordo cane torna a trovarmi, ma esperto entra dalla finestra, nella sera tranquilla e ventilata, mentre anche la mia Pavia dorme.

Lo sai, da cosa capisco che questa volta io ci sia cascato proprio in pieno, senza – o quasi (spero per me!) – possibilità di resurrezione? Dal fatto che ti conosco.

Nelle mie sole tre esperienze passate, non conoscevo affatto la mia interlocutrice, mi sarebbe piaciuto conoscerla, ma per volontà loro, e mia nell’ultimo caso, non è stato possibile, e il perché è sempre insondabile (non stiamo certo ragionando di scienza), pure – e soprattutto – nel mio caso, piacerebbe davvero molto saperlo anche a me.
Ma con te…Io ti conoscevo. E proprio perché ti conoscevo, e ti ho sempre apprezzata come amica prima che come donna, nello scherzare e nel parlare, ecco che posso parlare senza torto circa la natura del mio stato d’animo che andò maturando col tempo. Un incontro, e poi un altro, e un altro ancora; per arrivare dove, tu lo sapevi e io mi illudevo, ed ora, proprio ora che non è poi tardi e infatti stavo giusto leggendo qualche componimento per non arrivare proprio inerme all’analisi testuale che troverò nell’esame, rieccomi qui col tuo ricordo. No, non è cambiato nulla, se non la consapevolezza maggiore di quello che sentivo, almeno io, e l’altra consapevolezza, che da quel recente tempo antico sei sempre la stessa per me, l’ultima. Non posso farci niente (e tu puoi fare meno…Ma a questo punto, ti cito anche l’inizio di Canzone quasi d’amore, perché pensandoci bene è proprio perfetta: “Non starò più a cercare parole che non trovo/per dirti cose vecchie con il vestito nuovo”). Non posso farci niente, se non vivere e aspettare che un altra ragazza mi rapisca. Sapessi quante volte ti ho incontrata, quest’estate, senza che tu te ne accorgessi: nella letteratura misogina, cercando – invano – di allontanare te e tutto che di bello c’è in te, o nei componimenti più dolci, quasi a incazzarmi per non averli scritti io, quei componimenti, pur conoscendo l’inutilità di farteli leggere – e mille sfumature d’autore fra questi due antipodi letterari.

Ma è tardi – per l’ora, per noi. Non è più tempo e dobbiamo andare.

Per arrivare dove, nemmeno tu lo sai, e io ancora mi illudo:

Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancora di più) nella rigida e noiosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.

[Ultime lettere di Jacopo Ortis, Ugo Foscolo]

Non volermi male, per quello che sono. Sono certo che riuscirò a scriverti, come mi è già capitato – ma per rivederti forse non mi basterà essere bianco di capelli, raggiunta la pace dei sensi, pur sentendo sempre qualcosa per te.

Sfo

Annunci