Lettera aperta alle matricole di Lettere e Filosofia

Non capisco a che scopo i docenti universitari decidano bene di uccidere sul nascere ogni speranza delle matricole.
Speranza la quale, essendo l’ultima a morire, si presuppone che veda queste matricole già morte dentro.
Mi riferisco a quanto ho avuto modo di ascoltare questa mattina nel colloquio riservato alle matricole di lettere, e mi riferisco al fatto che anche l’anno scorso, durante una lezione di letteratura italiana, ci son ostate dette più o meno le stesse cose: avete fatto una scelta coraggiosa, questa laurea non ha alcuno sbocco professionaleh, meglio la terza mediah eccetera eccetera.
Spero vi uniate a me dunque in un caloroso ringraziamento a tutti coloro che ci hanno ripetuto a pappagallo cose che penso tutti già sapevamo nel momento in cui abbiamo selezionato “lettere e filosofia” come facoltà, andando poi a spulciare nei vari corsi di studio.
Penso sia giusto e gratificante però, anche se sicuramente molti di voi la pensano così senza aver bisogno di conferme, che qualcuno vi dica anche che avete fatto la scelta giusta.
Peccato per voi che quel qualcuno non sarò io. Il sottoscritto non ha infatti nessuna autorità per poter giudicare le scelte di chicchessia, ma posso tranquillamente spiegarvi le ragioni per cui IO ho scelto di frequentare il corso di Lettere Moderne.
Ho scelto di fare lettere moderne perché quando, tra una cinquantina d’anni, il congiuntivo morrà, voglio potermela tirare per il fatto che io e la mia prole sapremo ancora in quali circostanze si usa.
Ho scelto di fare lettere moderne perché, se sto chattando su Facebook con una ragazza che m’interessa e a un certo punto lei mi scrive cose come “un’altro giorno”, la mando a cagare.
Ho scelto di fare lettere moderne perché voglio crescere (non ditelo a mio padre): se avessi voluto lavorare, avrei fatto ingegneria navale o giurisprudenza, ma non penso che sarei maturato come son maturato qui.
Maturare vuol dire anche mangiarsi il fegato per aver rifiutato il voto di un esame da 12 CFU in cui la volta dopo sono stato puntualmente respinto.
Maturare vuol dire anche vivere in un contesto tutto nuovo per mettersi in gioco.
Maturare vuol dire anche saper comprendere quando si sono commessi degli errori di valutazione.
Vi svelerò un segreto: colui che oggi definisco senza remore l’amico più caro che ho, manco sapevo esistesse, a capodanno. Anzi vi dirò di più: lo avevo incrociato a lezione e mi stava pure sui coglioni (cosa che ho scoperto essere reciproca: quant’è bella la natura umana).
Qui non ho trovato gente che sgomitava per chi dovesse dare la prima leccata di culo al dato docente; qui non ho trovato gente disposta a vendersi la madre per prevalere sugli altri.
Qui ho trovato gente disponibile, che aiuta ogni qualvolta ce ne sia l’occasione, che non si tira indietro quando c’è da far casino e che ti fotografa con addosso i peggio oggetti mentre sei ubriaco, senza però mettere le foto su Facebook.
Se non è nobiltà d’animo questa.
Potrei raccontare un sacco di storie che mi sono capitate vivendo sei mesi a Pavia.
Ma non ce ne sarà bisogno: ben presto ognuno avrà le proprie storie da raccontare, i propri esami da preparare, le proprie sbronze da smaltire.
Che il nuovo semestre abbia inizio, alea iacta est, dicunt.
Buon anno a tutti,
-Beppe-

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