"L’arte non nasce mai dalla felicità" [C. Palahniuk]

Chuck, tutto sommato, ha ragione. E per un motivo tanto semplice quanto difficile da capire, sulle prime.
Il dolore più grande che abbiamo vissuto, sia esso fisico o sentimentale, è sentito da noi proprio come il peggior male mai provato – fino a quel momento. Sappiamo, certo, che potremmo provare dolori ben più intensi e potenti, ma siamo consci del male a cui siamo arrivati. Da qui a capire le parole di un romanzo o di una canzone, all’immedesimarci con i personaggi di un film il passo è breve: storia diversa, stesso dolore – anche se ci passano in mezzo mille sfumature, il male estremo e circoscritto al momento, che prova il protagonista dell’opera d’arte, è inconsciamente equiparato da noi stessi al nostro stesso peggior male.

“Eh, quando ti senti tradito, non importa se dal partner o dall’amico di sempre, ci si sente davvero così…Lo so…”

” ‘Azz chemmmale…E lì altro che un mese di letto, se quello riuscirà di nuovo ad usare le gambe, sarà già tanto!”

Per la felicità non è la stessa cosa.
Pensate al momento di più intensa felicità che avete avuto la grazia di vivere fino ad ora. Se riuscite ad identificarne uno, siete già una minoranza e una minoranza fortunata. Credo che proprio per quell’atavico istinto di sopravvivenza che ci è rimasto dai tempi degli alberi si ricordi più facilmente il male, così da metterci in guardia per eventuali casi futuri. Non farò mai più quella cosa – non metterò più mano in quell’altra (beninteso, il ricadere nell’ennesima sbronza dopo l’ennesimo proposito di bere meno alla prossima festa è l’ipocrisia di chi non si sa controllare – ma senza giudicare, dico solo che non riesco a trovare divertimento, e senso, nel non poter mai ricordare quello che si è fatto la sera precedente. E credo anche che i film aiutino ancora di più ad alimentare il mito della bellezza della sbronza. Ognuno poi è libero di fare ciò che vuole, ma non tutti si rendono conto della libertà che hanno, né tantomeno sanno come usarla. Fra questi, umilmente, io.)
Dicevamo…Quanto è difficile ricordare il bene. Non il bene che ci viene fatto come favori di amici e persone care, in generale: anche quello rientra nelle cose che teniamo a mente per sopravvivere. Io parlo di felicità vera e propria, quella che andiamo cercando da che la nostra mente abbia memoria, e a causa della quale malediciamo la maggior parte della vita perché non c’è – qui, però, confondendo felicità e serenità. La prima è un momento, la seconda è duratura…Certo, la durata della seconda arranca dietro la grandezza e totalità dei pur effimeri momenti della prima.
Perché non riusciamo a ricordare i momenti felici?
Forse perché non ce ne abituiamo. E la prospettiva è talmente agghiacciante…Abituarsi alla felicità. Impossibile.
Piuttosto, potrebbe essere perché a ben vedere la vita ha il senso che scegliamo di darle – se la vostra vita parvi non avere senso – molto umilmente – secondo me dovreste rivedere qualcosa, e alla svelta. Quando troviamo il senso giusto, e non solo un minimo obiettivo per arrivare fino a quello, il senso che completa davvero la nostra vita, potrebbe anche capitare che la giornata si riempia di momenti felici. Badate, non di felicità continua (impossibile), ma di molti, effimeri, momenti felici. Effimeri, ma molti.
Nota Bene: fra non molto, i tipi da “Lo sapevo” e “Toh, la fiera della banalità” entreranno nel loro effettivo ruolo. Se siete quei tizi, compassione per voi e sceglietevi un altro blog – non avete letto il nome?
L’arte non nasce mai dalla felicità – beh, non sarei così estremo, diciamo che molto raramente succede. E forse è per questo che è passato tanto tempo da che ho scritto l’ultima riflessione su questa pagina web. Una ragazza della quale ero innamorato continuava nella sua vita, e io non lo capivo, e quando una persona non capisce non può stare bene. Devo dire che la letteratura mi ha aiutato e non poco, ma non quanto può farlo l’incontro della tua vita. Qualcosa da cui ricominciare, una nuova occasione, qualcuno con cui reiniziare quello per cui siamo nati: essere felici. Certo che l’uomo difficilmente lo è, ma se credete che l’uomo sia nato per essere infelice, siete dei gran begli ingrati nei confronti della vostra consapevolezza. Il fatto stesso di potervi lamentare dovrebbe rendervi consci che non in tutto il mondo è possibile farlo – toh, non vi sentite meglio? Anche solo potervi sfogare? No? Bambini viziati, volere sempre tutto e subito. Beh, io da due settimane circa so che l’uomo nasce per essere felice, e quello è il senso della propria vita. Ciò significa stare bene con se stessi…E nel mio caso, era da più di un anno che non stavo così bene. Non sereno: felice. Sereni lo si è anche nell’accettare la propria condanna a morte, se si è abbastanza forti. Felici…E’ altro.

E’ capire che una persona sconosciuta due settimane prima è ora parte irrinunciabile della propria giornata, e quando si pensa a quella persona non si può non sorridere – ed eccolo, l’effimero momento.

E’ sorridere come ragazzini – loro, agli occhi degli adulti, hanno la chiave del mondo – quando ti accorgi che anche un sms può essere romantico, anche nella semplice sequenza “due punti – trattino – asterisco” perché l’altra persona ha la febbre e vorresti che un solo tuo bacio potesse guarirla.

E’ la voglia di scoprire quella nuova persona sotto le apparenze delle parole e dei vestiti – volgare? Bigotti.

E’ il capire che ormai sei fregato, nel più bello, meraviglioso significato del termine. Sei innamorato di lei e sai che potresti tranquillamente fare a meno di qualsiasi cosa vi venga in mente – metaforicamente parlando… Mi servono i reni, burloni.
E… La cosa più bella?
Hai come la netta sensazione che per lei sia lo stesso.

Sfo

PS: questo post andrà in pubblicazione senza revisione perché, in fondo, un flusso di coscienza ogni tanto perché no.

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