Caro amico, ti scrivo…

2/10/’11 –  piazza Duomo, Lodi – 18:23
Caro amico,
                   lo so che non è carino mettere fretta agli altri, ognuno ha i propri ritmi, ma…
Che fine hai fatto?
Certo, dallo scritto non si capisce – come invece nel parlato – il tono con cui si pongono le domande, e questa mia non ha proprio nulla della pretesa, anzi è quasi una preghiera. Non è questione di abitudine, del fatto che in questo periodo dell’anno qualcosa finisce e altro ricomincia – anche se per qualcuno è l’ennesimo pretesto per mostrare la propria ricchezza con la nuova collezione moda.
E’ per lo stesso discorso della volpe del piccolo principe…
Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…
Così, passato anche settembre, dopo l’agosto pavese, mi son detto che saresti arrivato, ormai ci siamo, sarà qui a momenti – e quel mattino fresco di vago settembre perso nella mia memoria mi hai mandato una cartolina del tuo arrivo, quando da via Marconi 8/A mi hai nascosto la cupola del duomo di Pavia con la prima nebbia, dopo Estate.
Già, proprio lei. Dovrebbe proprio spiegarmi cosa ci faccia ancora qui, a rendere ancora calde e afose le giornate, quando comunque sa di essere stanca e affaticata dai mesi che le appartengono; così che alla sera se ne va, fregando tutti quelli usciti in maglietta. Perché fa la difficile? (Effetto serra?) Quando arriva il momento di cedere il passo, dovremmo capirlo e farci da parte. Inutile intestardirci. Anche perché poi, dico, che ti costa aspettare quei nove mesetti? Poi sarai di nuovo qui! Mah. (donne…)
Che poi, qui, le persone devono andare avanti con le proprie occupazioni, raccogliere il seminato e vendemmiare, riprendere il lavoro e le lezioni… Personalmente, è molto più bello tornare alle lezioni se ci sei tu che mi accompagni alla mattina, e mi costringi prima alla felpa, poi al cappotto e poi anche a sciarpa e guanti. Sarà che mi ricorda quando ricominciavo la scuola, da bambino…
E poi è bello ritrovare gli amici, dopo l’estate, i più cari, quelli con cui stiamo meglio – anche se li conosciamo solo da un anno e magari all’inizio nemmeno ci si stava simpatici! – amici che possiedono sfumature ed espressioni che nessun altro potrà mai avere. Come il rosso delle tue foglie e dei tuoi tramonti  – tirala in lungo quanto vuoi, cara la mia Estate, ma lo vedi anche tu quanto il Sole ormai vada a coricarsi sempre prima, alla sera.
Questione di tempo, ne sono certo.
… Avrai mica deciso di venire in treno, quest’anno, Autunno, che sei in ritardo? Pessima decisione, se lo hai fatto! A saperlo, che avevi problemi di trasporto, sarei venuto a prenderti in macchina, non ha un bagagliaio enorme ma ci avremmo fatto stare tutti i tuoi bagagli, castagne, foglie, colori e profumi. 
Questione di tempo. E – detto fra amici – se volessi farti perdonare l’attesa che sto vivendo, al tuo arrivo potresti regalare a Pavia il vestito rosso tanto bello e che le sta tanto bene sui viali, accendendo tutti i liquidambar e le loro luci, che si andranno adagiando a terra prima che arrivi il tuo dolce e pungente fratello, più avanti. Anche lei ti aspetta sai… Anche se in piazza questo weekend hanno già bevuto in tuo nome. 
Manchi a molti, qui.
Arriva presto, amico mio.
Sfo
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