Perdere tempo

Pavia, 23 febbraio 2011 – 8:40, appena prima della lezione di Storia moderna in aula L1 (Palazzo San Tommaso)
“Goditi il tempo dell’infanzia
perché…quando crescerai
capirai che è stato
tutto un sogno.”
[Sara Bulla, “L’essenza della vita”]
Proprio un sogno. E i ricordi dell’infanzia, complici gli anni già trascorsi da allora e sinapsi che ancora, proprio allora, andavano formandosi, sono i ricordi di un sogno, tantissimi frammenti opachi che affiorano talvolta, soprattutto grazie a profumi di momenti ben precisi. E quante volte ci siam detti quanto sarebbe bello tornare alla spensieratezza dei sabati che non avevano ancora la consapevolezza della domenica e quindi la paura del lunedì, ma la sola paura era quella dei compiti non finiti. Ma torneremmo a quei giorni con l’arroganza di chi sa, adesso, come spendere quei momenti, cioè sprecando il tempo, perché quei pochi anni (in confronto a una vita) passati, intanto, ci hanno buttato in faccia l’adolescenza e i primi albori dell’essere ormai uomini. Il pensiero e la voglia di tornare all’infanzia solo figli di un’avarizia di tempo da perdere, ma non è un male. Davvero, chi non sa perdere un po’ del suo tempo non capirà mai la vita, perché davvero è certo che il tempo sia denaro. Non si dice di sprecarlo tutto, così come non serve a nulla sperperare ogni centesimo di euro, ma solo che è importante, di tanto in tanto, concedersi di perdere un po’ di tempo, per ritrovare quello che davvero è importante. Dirsi “vecchi” è un po’ un gioco, e per la barba e per il fatto di ascoltare un certo tipo di musica, e apprezzare più un insulto a viso aperto piuttosto che un complimento scritto, o peggio ancora digitato. Abbiamo solo 20 anni. Io ne ho solo 20 (quasi 21, ad aprile), ma non rimpiango l’infanzia, così come non rimpiango tutto ciò che è stato. Riesco a non rimpiagere quegli anni, perché la vita e la capacità di ribaltare te, moto ed esistenza tutti insieme in 10 secondi, lasciando la seconda in mezzo all’erba e gli altri due ancora miracolosamente uniti, su un marciapiede, mi ha aperto gli occhi. Mi ha dato consapevolezza. Non ho mai digerito la frase “la vita è una sola”, a quello ci arrivano tutti, e non mi ha insegnato quello. Piuttosto, che la giovinezza è un altro momento nel quale ci è lecito, ma davvero ci è permesso!, perdere un poco del nostro tempo per dedicarci a ciò che più ci P1000529sta a cuore, in tutti i sensi. Perché scopriremmo di essere adulti quando lo saremo da un bel pezzo, e sarà tardi, e dovremo sforzarci per riuscire a perdere del tempo, troppo persi a rincorrere orari. Per ritrovarci poi vecchi, quando il tempo non avrà più senso, e allora cambierà nome in “attesa”… E devo dire che, beato chi arriva fin là, sarà bello aspettare con gli amici di sempre, tra carte e del vino (sì, ancora un bicchiere, grazie).
E, grazie alla vita, e alla sua capacità di vendicarsi sugli esseri umani senza motivo, capisco perfettamente l’anziano che preferisce magari soffrire un po’ di più ma essere “a casa”, piuttosto che incontrare la metaforica tunica nera in un anonimo camice bianco.
Difetti umani.
Seduto alla finestra, la cupola del duomo nascosta dalla nebbia, io voglio che ci sia un Dio, perché è cosa umana il voler ringraziare qualcuno perché ci si sente felici quando, ogni volta, riscopri che esisti.
“E solo per questo meriterebbe esistere alla grande…” [Marco Paolini]

Sfo

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