Le "altre fregnacce" (da Facebook) che mi fanno riflettere

Tornano tutti, lo sai?
Chi tornerà per ribadirti semplicemente che se n’è andato dalla tua vita. 

Chi tornerà da te per riconsumarti ancora un pò il cuore e poi riandarsene. 
Chi tornerà per rubarti un ultimo sorriso o un ultima lacrima. 
Chi tornerà per dirti che senza di te sta meglio, per il troppo orgloglio, anche se in realtà muore dentro. 
Chi tornerà per dirti che ti ha amato, ma che ora non ti ama più. 
Chi tornerà da te per un ultimo abbraccio, perchè ha capito che quel calore che emani lo emani solo tu. 
Chi tornerà solo per insultarti, e tu con molta tranquillità e l’indifferenza di sempre incasserai senza problemi. 
Chi tornerà da te per chiedere perdono, per chiederti di riaprirgli di nuovo le porte del tuo cuore, perchè ha capito che senza di te non può andare avanti, che senza di te la vita è nuvolosa, e tu, allora, che farai?

E’ un pezzo tratto da una delle solite pagine di Facebook un po’ slaciughente e fregnone, ma personalmente è un pensiero che condivido. Sarà che tratta, praticamente, tutte le possibili ed eventuali situazioni in cui una persona che ha condiviso parte della propria vita con noi decide di tornare da noi, ergo difficile non ritrovarcisi, essendo molto universale e generale. E non mi importa da dove proviene il pensiero, se parla anche di me – è un po’ come quando mi ritrovo nel testo di una canzone di un cantante che non tutti i veri intenditori di musica amano. Eppure, non solo Pink Floyd o De André sanno parlare bene attraverso la musica, ma credo che più che altro sia difficile accettare che una canzone di Vasco o Ligabue o Max Pezzali parli anche di noi, o ascoltare un amico che ce ne parla perché, in fondo, chi cazzo sono, come fai ad ascoltarli, e via. Ma di ciò avevo già parlato qualche tempo fa.
E così, giro la pagina (di Facebook) e mi tengo le parole, le frasi.
E’ l’ultima frase che mi atterrisce, anche perché dopotutto è l’unica che si conclude con una domanda, sullo schermo del pc esattamente come nella vita. Che farò?
Eh!
Siam sempre lì fra cuore e ragione, fra orgoglio e sentimento. Ma su tutte queste forze, grava il peso di ciò che è già stato. Bisognerebbe valutare tutte le variabili che hanno determinato ciò che già è stato con una persona, per decidere – solo che non è ovviamente possibile perché quasi tutto ci sfugge e si perde nella memoria. Se siam rimasti a piedi, e solo in minima parte per colpa nostra, è ancora più difficile decidersi. Mi fan sorridere gli amici, cura di ogni male (certo, ogni male: ho anche amici medici), per loro – come per ogni persona esterna a una situazione – le cose sono totalmente chiare perché ogni persona è dotata di ragione, ma per ciascuno il cuore sente diversamente; e chi ne è fuori riesce a pensare per il meglio, ma non può conoscere i momenti che due persone hanno passato insieme, e che ti fa ripensare e ripensare, troppo e per nulla.
So che alla fine di tutto si finisce in niente, fisicamente parlando almeno. E allora, credo che in fin dei conti ognuno debba sentirsi libero di seguire la propria natura e quello che sente, e aver la forza di seguire il proprio sentire anche in mezzo agli insulti e alle risate di chi cerca di indirizzarci da tutt’altra parte, perché in fondo ci vuole bene, e sa il male al quale andremmo incontro.
Che farò?
Intanto, dubito fortissimamente che una simile eventualità possa presentarsi. Ma forse è soltanto fare della psicologia inversa con la probabilità (e già che lo scrivo so che non funzionerà). E, nel caso…Ci penserò poi, “se mai”, “allora…”. Adesso, no.
E’ una strana brutta storia…
La chiamano “amore” – ma solo perché siamo abituati a chiamarla così, per far prima.
Sèm sèmper lì.

Sfo

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