Non voglio crescere, ma non dipende da me.

In questi giorni mi sono reso conto di due cose che, ciclicamente, tornano a fare capolino nella mia mente per fare scaturire una riflessione.
Quando avevo 16 anni, il mio unico interesse erano fondamentalmente i videogames, ci giocavo anche per 7-8 ore al giorno, e credevo che quello significasse star bene. In quel momento era ciò che mi andava di fare, poi con la testa che avevo a 16 anni non potevo fare tanto di più, a ben vedere. E stavo talmente bene, che proprio non riuscivo a capire quelli che, come me, avevano passato un’adolescenza così simile alla mia (sono molte più persone di quante lo ammetterebbero, credetemi), potessero riuscire a smettere repentinamente, come l’età adulta impedisse loro di giocare. Io la vedevo una questione di “forma”, più che di “sostanza”, il mio ragionamento era che un adulto, dovendo dimostrare di esser tale, doveva anche dimostrare di non avere più tempo per certe cose. E in quei frangenti, mi rendevo conto che non volevo crescere. Non volevo forzature, volevo continuare a fare ciò che preferivo.
Sei anni dopo ecco il Beppe conosciuto dalla maggior parte degli/delle habitués di questo blog: la fissazione per i videogames mi è passata da un pezzo, e in maniera graduale e naturale (certo, non toccatemi Oblivion o vi detronizzo con un Atronach di gelo), e complici tutte le attivitù a cui mi dedico non ho più né la voglia né il tempo per seguire questa passione come facevo un tempo.
Ieri ho visto mia sorella. Era da tanto che non la vedevo, e la sua bambina diventa più bella, grande e rumorosa per ogni giorno che passa. Sono contento per lei: ha una vita tranquilla e tre splendidi bambini a cui badare. Tuttavia ho visto me stesso tra sei anni in quella situazione. Una situazione che ha nel suo canovaccio un lavoro, una casa, una moglie e magari qualche figlio e, beh, quella per me è ancora una forzatura che non riesco a concepire. Non riesco ad immaginare che nel 2017 potrei essere una persona sistemata e farmi andar bene la situazione: sono fondamentalmente un pirla, una persona ancora allergica ad impegni a lungo termine (anche se sto iniziando a mettermi alla prova, in tal senso).
Insomma, lo avrete capito, non voglio crescere. Vorrei farmi le mie porche serate e non pensare a niente per il resto della mia vita. Però mi rendo conto che, il più tardi possibile, uno o più mini-Battaglia vorranno fare la vita che sto conducendo io in questo momento.
Dunque è inutile farsi programmi su come e dove ci si vede tra qualche lustro.
Passiamo giornate in cui ci sembra di non aver concluso un cazzo, e a guardare indietro si scopre di essere persone totalmente diverse, segno che qualcosa è giunto alla propria conclusione, dando un senso a tutte queste giornate apparentemente perse.
Questa volta non volevo comunicare niente, questa volta era più uno sfogo, e, per quel che vale, sono sicuro di non essere l’unico a pensarla così.

-Beppe-

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