Il volto oscuro dell’autunno

Si dice che la primavera sia la stagione della rinascita, della vita, dell’amore; la Natura rifiorisce.
L’autunno – questo autunno in particolare – è l’esatto opposto.
Che la Natura lentamente muoia, lo vedono tutti, lungo i viali e ai piedi degli alberi, nell’aria e nel fiato che ormai si vede mentre respiriamo; nel non vedere quello che sta a due metri da noi, la vista ostacolata dalla nebbia.
Ma ho avuto modo di riflettere su quanto sia mortifero questo autunno, dell’anno 2011, circa le relazioni. Alcune definitivamente finite, altre in bilico, altre ancora che lottano per ciò che di bello c’è in loro, lottano per non farsi sopraffare dai momenti più difficili. Ho avuto modo di riflettere perché questa sorta di contagio si è verificato in persone a me care, e non poche; ma può anche essere che all’infuori della cerchia dei miei affetti tutti sia molto più tranquillo. E io stesso sono molto più tranquillo: è, questa, una di quelle rare volte nelle quali mi ritrovo a riflettere circa l’amore e le sue fregnacce senza esserne il diretto interessato, senza soffrire, senza perorare la mia massima di vita d’autore: “Se son d’umore nero, allora scrivo” (rubata a quel simpatico vecchiaccio che mi insegnò a buttar giù in versi i miei problemi, contornandoli di qualche semplice accordo di chitarra). Questa volta mi ritrovo ad essere sinceramente dispiaciuto per quanti a me cari stiano vivendo un momento per nulla facile…

Ma che merda essere il cervello, per una volta. E’ terribile.

Ogni volta ero il cuore, cioè ero la persona distrutta dall’ennesima relazione con un’altra persona, che per diversi motivi si era conclusa – o non era mai neppure iniziata… – e i migliori amici intorno a me mi tiravano su di morale con serate spensierate, lavate di capo, pomeriggi iniziati con notevoli pranzi, passabile vino – e sempre, sempre la migliore compagnia. Spiegavo loro, per quanto mi fosse possibile, la situazione oggettiva e il mio sentire soggettivo, cercavo di avvicinare il secondo alla prima, dapprima inutilmente, poi pian piano riuscendoci.
Ma per questa volta, in cui sono stato io a dover essere l’amico che aiuta una persona cara a cercare – neanche aver la presunzione di trovare – la soluzione al problema, senza poter minimamente immaginare quello che la persona sentisse, e i sentimenti per i quali il suo mondo sarebbe potuto finire in quella sera, appena ci fossimo salutati…
Forse, la mia è solo partigianeria di cuore, dovuta all’essermi ritrovato molte più volte dalla parte di colui che “sente”, e non di colui che “ragiona” – o meglio, di chi ha la possibilità di farlo. Ma proprio per questo so che, per quanto la compagnia degli amici più cari ci faccia ogni giorno stare meglio e ci permetta di affrontare il mondo con rinnovata forza, nessuno potrà mai capirci bene quanto noi stessi. E anche per questo scrivo, e spero di scrivere bene – non tanto nella forma, quanto nella sostanza: il potermi avvicinare anche solo di poco ai sentimenti di una persona che ha vissuto una situazione simile alla mia, non può che farci sentire meno soli, ma soprattutto meno incompresi.

Tranquillo e sereno. Felice – talvolta – nonostante il volto oscuro dell’autunno.
Come faccio, ad esserlo?
Beh… Perché io sono già morto. Per me, l’autunno è già arrivato ed è già passato, mietendo le sue vittime.
Ora riposo sotto la calda coltre della neve del mio inverno, fino a che un nuovo viso non arriverà a scioglierla, e a riportarmi la primavera.
Nel frattempo, si vive – per non morire ulteriormente, e inutilmente.

Sfo

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