L’unico amore veramente eterno – quello del genitore per il proprio figlio

Lodi, 6/10/2011
Piazza Duomo – 23:37

Ventuno anni fa mi hai dato la vita. Mi hai accompagnato lungo tutta la mia infanzia e la mia adolescenza, dall’asilo alla maturità. Mi hai fatto crescere, con tutte le meraviglie e le amarezze che crescere regala e comporta. E me ne accorgo solo ora che me ne sono andato via da te, anche se nei fine settimana ritorno.
No, in realtà me ne sono accorto quel pomeriggio dell’anno scorso in cui ero tornato prima, durante la settimana, di giovedì. Eri bella, eri proprio bella, in piazza, nella stessa piazza che vedo ora – ora tranquilla e serena, allora viva di vecchi ai tavolini a raccontarsela come sempre, viva di ragazze in bicicletta, viva di gente a passeggio…Bella ora come allora, anche se in un altro abito.
Non ti avevo capita. Di giorno sempre vivace e solare, anche con la pioggia – solo un po’ più uggiosa e pensierosa, forse arrabbiata ma mai triste; così allegra nelle domeniche mattine, le prime del mese soprattutto, quando mentre in piazza castello si trattava il prezzo di merci antiche, in corso Roma con un amico ti suonavamo e cantavamo le nostre canzoni, e tu apprezzavi eccome, così come i bimbi (unici insieme a te e rari altri), i nostri accordi. Dalle 10 alle 13, e poi tutti a casa a mangiare.
Ma di sera… Di sera mi sembravi spenta, assente, non “tu”…
Dove finiva la tua vita, alla sera?, mi chiedevo. E non potevo (ancora) capire. La verità è che mi sembravi tutte quelle cose, quegli aggettivi, perché ero davvero troppo giovane, sempre occupato nelle mie cose e i miei problemi – come la scuola: come se fosse un problema. Ma finché non se n’è fuori, non lo si può capire, che è soltanto un passaggio. E la sera ero troppo preso dalle mie faccende, nella settimana, e troppo impegnato a divertirmi, al sabato, per poterti capire. Viaggiavo, viaggiavo molto quando ne avevo tempo, lontano tanto quanto un piccolo (ma coraggioso) cuore a due cilindri di 125 cc potesse permettermi, fin dove un grande cuore di ragazzo volesse arrivare. Provavo a trovarmi senza mai fermarmi, per capire poi cosa sia la vita proprio quando fu la vita stessa a fermarmi, ribaltando in aria me e le due ruote a motore… E, forse, anche grazie a quell’alt potente e doloroso, ho imparato a non correre più troppo e a fermarmi – soffermarmi più spesso.

E stasera, soffermandomi in piazzia Duomo, ti ho compresa.
Una mamma è stanca, la sera, perché – a dispetto delle ventiquattro ore – la giornata è stata molto più lunga e impegnativa, per i mille nostri bisogni e per i mille impegni col mondo. Eppure, smessi i trucchi, non smette di farci stare bene, e chiusa la porta al mondo continua a faticare per noi… Proprio come la signora che vedo stirare ora, quasi mezzanotte, alla finestra-balcone del quarto piano, secondo palazo verso Corso Umberto, mentre siedo davanti al leone stiloforo destro della cattedrale.
Ora ho capito quanto mi volessi bene, quanto tu voglia bene a tutti i tuoi figli, e ognuno insieme a te trova il proprio posto. Così mi sembravi stanca e sul punto di addormentarti, eppure avevi ancora un po’ di forza per accontentare la mia giovane vita. Così, il Wellington era pur sempre aperto e pieno di amici – anche se il centro, dalle dieci, sembra quello di una città fantasma, a parte i lampioni. Forse i ragazzi si lamentano perché sei così bella, e non sembra giusto che il tuo cuore sia così poco amato, e vissuto.
Tutti i tuoi figli dovrebbero esserti molto più riconoscenti, ed essere fieri di dire a voce alta “Sì, lei è mia madre! E io sono nato da lei!” – e invece, fuggiti, i più si vergognano delle proprie origini, quando conoscono poi donne più seducenti e “belle” agli occhi del mondo, donne che sembrano non essere mai stanche, e invece si reggono in piedi per miracolo, non certo per il vigore che non avranno mai.
Ingrati.
Ingrati – ma tanto, a voi, che importa. La vostra mamma sarà comunque qui ad aspettarvi, che la amiate o meno, perché lei vi amerà per sempre, dell’unico amore veramente eterno – quello del genitore per il proprio figlio.
Ma ti ho disturbata abbastanza, per stasera.Ti lascio riposare, ora: domani la vita riprende, ci sarà il mercato nella piazza che dall’antica attività commerciale prende il nome, vicino a piazza Broletto, e la scuola è già ricominciata da qualche settimana: non voglio che i tuoi figli più piccoli e più giovani arrivino in ritardo alle loro palestre di vita… E chissà quante altre cose avrai da fare, come ogni giorno, dopo quattro chiacchiere con le massaie a far compere, dopo aver accompagnato i ragazzi a scuola.
Affido al piccolo vento che soffia ora il mio bacio della buonanotte, che certo ti arriverà, perché sono ancora accoccolato su di te, davanti alla cattedrale.
Domani in giornata torno.
Buonanotte, mamma Lodi. Ti amo.

Sfo

Annunci