Chiudi a chiave. Ci vediamo a lezione.

Oggi voglio raccontarvi una delle situazioni che, per quanto spesso si verifichino, credo mi mancheranno maggiormente quando non le vivrò più. Parlo dei risvegli in camera nostra. Dovete sapere che, come qualsiasi altro studente universitario, se di notte siamo dei leoni, al mattino non ci si schioda dal letto nemmeno sparandoci addosso del peperoncino tritato.

Situazione tipo: la lezione inizia alle 11, e, volendo fare le cose con calma, punto la sveglia alle 8:42.
Colazione, doccia, e solite palle già ben programmate.
Suona la sveglia, e io non manco mai di ringraziare calorosamente chi ha inventato la funzione “snooze” delle sveglie, che nel mio caso posticipa di 8 minuti la sveglia (ecco perché la punto alle 8 e quarantadue).
Lo Sfo non dà segni di vita.
*Snooze. Snooze. Snooze.*
Decido di aprire gli occhi. Le mie prime parole dopo il risveglio, solitamente, sono bestemmie. Questo perché, mediamente, mi alzo alle 9 e mezza minimo.
-Sfo. Dai alzati, che dobbiamo andare a lezione.
*Mugugno*
I nesquik/mielpops/cheerios non i svegliano mai completamente, così approfitto della doccia per fare un po’ di casino e cercare di risvegliarelo Sfo, oltre che me stesso.
*Sfonda la porta*
-Sfoooo! Sono le diecih! Dai che dobbiamo andare a lezione!
*Mugugno*
-Dai cazzo che facciamo tardi!
*Mugugno*
-Se, sto cazzo. Vado a farmi la doccia.
Finita la doccia, aumentando progressivamente il casino da me prodotto, torno in camera.
-SFOOOO! Dai che sono le dieci e mezza!
*Mugugno*
-Va che io me ne sto andando!
*Mugugno*
Mi vesto, e perdo le speranze.
-Ho capito che ci vediamo per pranzo, io vado.

Ed è solo a questo punto che lui proferisce le prime parole della sua giornata tipo, ovverossia le seguenti:
-Chiudi a chiave. Ci vediamo a lezione.

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