La compagnia del fuoco

Casa a Roncadello, 1 gennaio 2012
23:25

Più difficile – che richiede più tempo e attenzione – è la lettura. Poi, viene l’ascolto; e infine, la visione.
La cosa si fa anche più difficile se chi scrive, fa sentire la propria voce o si mostra, ha qualcosa da dire. E la difficoltà non esiste solo per chi legge, ascolta o osserva.

Alla tv, preferisco il camino.
A un’occhiata superficiale, può parer di vedere sempre lo stesso fuoco sugli alari, e milioni di immagini sempre diverse sul monitor…
In realtà, è poco ciò che di originale e utile passa sul teleschermo, in un turbinìo di ripetitività e banalità pur diverse fra loro, mentre non c’è fiamma uguale all’altra, un fuoco ancora più eracliteo dei fiumi del filosofo greco.
Senza contare l’opportunità che la visione di un falò offre a chi lo osserva – la riflessione, che pervade la mente insieme al dolce calore della combustione – da che lo si accende e gli si dà vita, fino al momento in cui “muore” – non soltanto “si spegne”.
A differenza di quanto succede con la televisione che possiamo vedere oggi.

Per esser “bello” stare qui, lo è, eccome. E mentre dalla stanza a fianco al salone vengono le note de “La bella Gigogìn”, da un film che i nonni stanno guardando, sembra quasi di essere tornati ai tempi in cui il falò era la televisione di allora, e gli anziani della famiglia raccontavano storie ai più piccoli.
E proprio per la capacità che ha il fuoco di accendere anche i pensieri, eccomi.
Non saprei dire quanti. Volteggiano nella mente imitando i gesti delle fiammelle, su ieri-sabato, su ieri-dicembre, su ieri-duemilaundici, per diventare poco dopo brace ardente, che non è più fuoco, ma non per questo non scalda più né spegne del tutto.
Uno, fra tutti, mi rapisce – come una cara persona, che fra tante tue conoscenti e pure amiche ti richiama.

Sarà la mia capacità di collegare cose apparentemente sconnesse, che come sai mi porta spesso – troppo spesso? – alle peggio battute. Sarà la mia modesta capacità di immaginare e la mia fin troppo attiva regia nei film/viaggi mentali. Qualunque cosa sia, in un momento ho visto la fiamma essersi fatta più fioca, mentre avevo preso a scrivere sul taccuino che mi hai regalato per Natale. E tutte quelle cose – certo anche altre – alle quali ho accennato poco fa, mi hanno riportato a tanto tempo fa. E non farò la battuta che “pare l’anno scorso”, ti prometto che non la faccio. Arrivato nel salone di mio nonno, mi sono accomodato su una seggiolina e ho preso a osservare davanti a me. Arrivato nel luogo dei miei pensieri, mi sono accomodato in compagnia del fuoco, senza la voglia forzata di voler scrivere qualcosa alla luce di un falò. Quando ho avuto qualcosa da dirmi, e che magari qualcun altro apprezzerà, l’ho scritto dove ti dicevo, sul taccuino che mi hai regalato.
Ma, la fiamma, non illuminava più come prima.
Mettici anche la deformazione professionale che può derivare dalla facoltà che frequento, ma ho visto tante connessioni fra la fiamma viva mentre ero semplicemente in sua compagnia, e la luce, il calore che mi pervadevano mentre lei mi parlava e io parlavo fra me e me, e con lei pure; e il suo farsi più flebile, quando ho deciso di prendere la penna e scrivere su un quaderno che poche volte ho aperto e al quale raramente mi sono aperto così tanto, la difficoltà di scriverci proprio per la debolezza di una fiamma prima così vivida e grande, e bella – e il mio scrivere comunque e nonostante tutto, finché ho avuto qualcosa da dire alla fiamma, da dire anche a me stesso.
Quante immagini in un solo camino – e per ogni lingua di fuoco, così tante fra i ceppi, almeno cento pensieri diversi, insieme ai tuoi.
Penso a tutta la vita che, spero, avremo davanti, ognuno per la sua strada – ma pronti a farci forza quando ne avremo bisogno; e così ti saluto, mentre senza scottarti svanisci insieme all’aria calda, per la cappa.
E solo un pensiero, ora, mi rimane nella sera.
Mi sono accorto di avere fra le mani tanti pezzi di cuore – ma non i pezzi del cuore di un’unica persona. Per alcuni frammenti, sono io il responsabile: io ho infranto speranze, sogni, vite. Altri, invece, sono parte di cuori che non vogliono o sentono di non poter donarmi tutto il loro amore, ma che pure non possono far finta che io, per loro, mai sia esistito, e anzi: la traccia che le esperienze vissute insieme hanno lasciato, mai si cancellerà.
Ho tanti, piccoli frammenti di cuore, fra le mani, ognuno pulsante a un suo ritmo, che non è il mio.
Mi perdo – senza dannarmi – nella domanda di quando troverò ancora un cuore intero che pulsi al mio stesso sentimento.

Sfo

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