"La vita è cosa di tanto piccolo rilievo, che l’uomo in quanto a sé, non dovrebbe esser molto sollecito né di ritenerla, né di lasciarla" [G. Leopardi]

 

L’eternità… Un tema che non passerà mai di moda.
E, pensandoci, non può non lambire la mente il pensiero di predizioni, oracoli e “bombe di mercato” Maya circa il prossimo dicembre. Quello che segue avrebbe voluto essere un pezzo per l’Inchiostro, ma – per quanto il pezzo possa risultare valido, sono andato leggermente fuori tema circa l’idea che il Serenissimo Direttore mi aveva proposto. Va beh, lo pubblico qui, ricollegandomi al pezzo del sopracitato Direttore (nonché mio compagno di stanza).

Avrei potuto mettermi di buona lena a cercare miti, prove più o meno scientifiche e dicerie circa il prossimo 21 dicembre 2012, ma non l’ho fatto. Mentre stavo per digitare le parole chiave nella barra del motore di ricerca, mi è tornato alla mente un pensiero scritto lo scorso 11 settembre – certo, proprio quella data MA evitiamo di tirare in ballo coincidenze e destino, ora, grazie – che ho trovato alquanto pertinente col tema di un’eventuale prossima “fine”.

“Quando, nel tedio domenicale delle quindici passate, apri la finestra a un primo pomeriggio soleggiato e tranquillo, il cielo ceruleo, e sei consapevole che tutto, tutto avrà fine, un giorno… Allora ogni tua piccola azione acquista un senso, e ti rendi conto di avere a disposizione tutto il tempo del mondo – il tuo mondo, il mondo che tu vuoi, per il breve tempo che ci è concesso averne possesso.”

Credo che sia un ottimo punto di vista, dacché ci parlano di questa fine, ma allo stesso tempo non possono esserne certi. E se ci pensiamo bene, la fine è parte integrante di ciascuna esistenza – che poi sia un capolinea o un cambio per una nuova destinazione, non ne tratterò qui.
Tutto finirà, un giorno, che differenza fa saperne di più?
Non basta la presa di coscienza di ciò, per farci capire che siamo padroni del nostro tempo, e che “non c’è tempo” per fare cose che non sentiamo “nostre”, o che percepiamo come inutili per il nostro tempo personale? Personalmente, mi è di grande aiuto anche solo il fatto che per i più diversi motivi potrei anche non vedere questo fantomatico 21 dicembre 2012, perché la fine, per me, sarebbe già arrivata. Il pensiero che il domani potrà essere un regalo – e mai quacosa di dovuto, perché abbiamo “cose da fare” – mi sprona a decidere della mia vita, per farne qualcosa di piacevole da abitare, mente e corpo.
E spero che il vostro professore di letteratura delle superiori – e perché no, anche dell’università se siete disoccupati in potenza come me – sia stato anche “insegnante”, e non vi abbia passato la solita idea del Giacomino Leopardi “depresso, sfigato e con la gobba”, perché proprio la sua vita non facile lo portò a formulare perle come questa che vi propongo:

“La vita è cosa di tanto piccolo rilievo, che l’uomo in quanto a sé, non dovrebbe esser molto sollecito né di ritenerla, né di lasciarla”

Come dicevo, fu la personale condizione del letterato di Recanati che gli permise di creare una meraviglia simile. Una vita agiata – salute, soldi, bellezza fisica – sarebbe già appagante di per sé, e non lascerebbe spazio al pensiero, rifugio di chi soffre per cercare di riemergere dai propri mali. D’altra parte, come dice Pahaliuk nel suo “Soffocare”, “L’arte non nasce mai dalla felicità”.
“Raramente”, metterei al posto del “mai”, ma è pur vero.

Sfo

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