"E’ strano però, quando stai con qualcuno è come frequentare un corso monografico su quella persona, e quando ti lascia quello che hai imparato è inutile. È l’equivalente emotivo di una laurea in lettere." [Ted Mosby, "How I met your mother"]

Quando una frecciatina amichevole diventa spunto per una riflessione degna del nostro blog.
Ocio che il pezzo è dello Sfo, sapete già perché vi avverto.

E’ strano. “How I met your mother” è una serie piacevole e divertente, che non manca di inserire pensieri talvolta notevoli nelle riflessioni dei personaggi – e del protagonista in particolare.
“Talvolta” perché questa frase è – scusate il termine – una palese stronzata. E non parlo della frecciatina sulla laurea ( 😉 ).
Perché per quello che posso dire, della mia esperienza, ho imparato anche dalla mia prima relazione, avuta in prima superiore. Al di là dello stile di vita che avevo, delle idee politiche nelle quali mi pareva di ritrovarmi, ho imparato anche da sei mesi di una storia relativamente seria – molto, perché fu la prima e anche per questo a suo modo intensa, poco se raffrontata con le esperienze successive.
Ogni relazione, ogni ragazza con la quale ho vissuto momenti particolari, che fosse la mia fidanzata o meno, mi ha insegnato qualcosa, e nel complesso mi ha insegnato molto. Potrei citare ogni nome e la cosa che da quella relazione ho imparato, ma non lo voglio fare qui. Certo è che per imparare qualcosa, lo si deve volere, di imparare, per quanta fatica si possa incontrare nell’impararlo. Non ho mai avuto simpatia per la matematica, dalle divisioni in colonna agli integrali, e per fare 36 + 27 tiro fuori il cellulare e lo faccio con la calcolatrice. Non ho mai avuto voglia di impararla. Ma anche ora che frequento Lettere a Pavia ci sono corsi difficili – per la mole di studio o per teorie linguistiche che hanno bisogno di testa, oltre che di memoria, per essere capite – e per quanto tempo mi ci voglia per farmi entrare in testa un concetto, ci metto impegno e porto a casa il mio voto.
Personalmente trovo che nella psicologia del buon Mosby ci sia la voglia di cancellare totalmente quello che ha vissuto con una delle papabili madri dei suoi figli, altrimenti una persona pensante e sensibile non può non voler cercar di trovare anche solo una cosa bella, di bene, che l’altra persona può avergli lasciato. Perché non è possibile che il tempo vissuto con una persona sia stato del tutto tempo sprecato.
Per inciso (finale fazioso): gli sceneggiatori del telefilm non hanno lontanamente idea di quanto speciale sia frequentare Lettere, fra le esperienze più formative della mia vita. Sarà la mia fortuna degli studi (allo stato attuale mi risulta essere stato nell’unica classe del Gandini dove non ci si odiava, anzi), sarà che gli Stati Uniti se la sognano un’università come quella di Pavia, il clima della città stessa.
E, ancora più personalmente, sarebbe anche il caso di smetterla di guardare telefilm cercando risposte fulminanti sui problemi della propria vita, perché sono vite di altri, quelle che si vedono dallo schermo, e per di più sono vite scritte a tavolino.
Ma come sempre è più difficile darsi da fare da soli per cercare, queste bendette risposte, e accendere una tv o un pc guardando uno sceneggiato è molto più semplice – e confortante.

Sfo

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