Quella macchia di caffè

Poco fa, cazzeggiando come mio solito su Facebook, sono incappato in uno stato/competizione su chi la sparava più grossa riguardo a ciò che avrebbe voluto fare da grande. Sarà che non pensavo a ciò che scrivevo, poiché era un commento, ma sono riuscito ad esprimere un concetto che avevo nella mente da tantissimo tempo.
Visionari della storia della letteratura vedevano storie di vita narrate da tazze di the, e chi vi parla vede altre storie narrate da numeri, frasi, elementi dell’ambiente circostante. Eppure non mi sono mai soffermato su un elemento: le macchie di caffè.
Le macchie di caffè, da quando ho memoria, le trovo solo su giornali o oggetti vari che hanno avuto un significato particolare.
Quella che ricordo più nitidamente, ad esempio, è la macchia sulla pubblicità del Branca Menta della Gazzetta Dello Sport datata 10 luglio 2006.
Chissà dov’è finito quel giornale.
Ce ne sono anche altre, che non mi sovvengono, ma che ci sono, e mi danno sempre un nuovo spunto di riflessione. Perché il caffè non si posa sul giornale a caso, mutandone il colore in quel gradevolissimo marroncino autunnale e maleodorante.
Il caffè accompagna le vite di molti di noi: rappresenta la determinazione dello studente e della studentessa che non ce la fanno più, ma che di arrendersi non vogliono proprio saperne;
rappresenta la frustrazione di un impiegato che dopo quello si fumerà l’ultima sigaretta del pacchetto e finirà la pausa pranzo; rappresenta un elemento fondamentale di certi rituali (e, no, non parlo della lettura dei fondi. Quelle sono puttanate).
Ogni tanto ripenso a quella Gazzetta e alla pubblicità dell’amaro. Due cose che, oggi, odio, ma che sono intrinsecamente legate a quel ricordo. Sembra quasi che anche il caffè, dopo aver combattuto con noi, voglia posarsi su quelle pagine che hanno scritto la nostra storia, siano esse del libro di Linguistica Italiana o del giornale che parla della ritirata delle truppe statunitensi dall’Afghanistan.
Perché scommetto che non sono l’unico che ha trovato una macchia su una pagina importante, e ha pensato, anche solo per una volta nella vita, che “Da grande voglio fare la macchia di caffè che fa stantio su un vecchio giornale che parla di qualcosa di importante.”

-Beppe-

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