"Pensi troppo"

Il ragazzo si accorse.
Si accorse che tutto, fuori di lui, parlava un linguaggio nuovo – non tanto nei concetti, quanto nell’esprimersi e nelle parole stesse, un lessico incomprensibile e fuori dal mondo, il “suo” mondo, per l’appunto. Si ripeteva troppo spesso di essere nato nell’anno sbagliato, anche se non sapeva dire quale momento della storia sarebbe stato forse migliore per il suo esprimersi e il suo essere. Le sue due forme attraverso le quali si esprimeva puzzavano di vecchio, al naso della sua generazione, e anche il concetto di generazione ormai mutato, generazione che dura ormai qualche anno e non di più, obbligava a rincorrere i tempi, nemmeno più a stare al loro passo, nuovo millennio lanciato al galoppo verso chissà quale futuro.
Certo, però, non si rassegnava a lasciarsi scorrere addosso il suo tempo senza interrogarsi o senza cercare di capire quello che agli occhi di molti altri suoi coetanei era “arte”, “letteratura”, “poesia”, “musica” – anche se queste ultime due arti si fondevano nell’immaginario del pubblico carente di lessico come una cosa sola, e questo il ragazzo proprio non riusciva a concepirlo. Se le cose hanno un nome, beh, perché non usarlo? E se una cosa è più della mera parola che la descrive, perché non trovare l’aggettivo o gli aggettivi giusti che la completino? Se la immaginava già la risposta – molto più inconscia – il ragazzo:
“Troppo sbatti.”
E’ difficile soffermarci su qualcosa che ci colpisce, e riflettere per descrivere quel qualcosa con le migliori parole che riusciamo a trovare – per quanto possiamo, che sia per avere meno confusione in noi o poter condividere il nostro pensiero con altre persone.
E anche se il ragazzo provava a cercare cosa potesse esserci di grande in quell’altro mondo, che tanti altri apprezzavano, proprio non capiva.
La voce che il ragazzo dava ai propri pensieri, pareva lontana secoli dalla sua realtà. Nelle canzoni dei nuovi cantautori, nelle riflessioni di altri blog, il ragazzo si trovava completamente spaesato. Pareva che quegli altri provenissero da un altro pianeta… Ma ripensando a quante persone si ritrovassero in quegli altri, si domandò se non fosse lui, infine, a provenire da un altro mondo.
Se non lo spaventò, la cosa lasciò il ragazzo alquanto cupo. “Cupo” era la parola esatta, l’aveva trovata la sua professoressa di matematica e fisica del liceo scientifico, e la rivolgeva al ragazzo quando lo trovava particolarmente serio, ma non solo.
“Cupo”. Esattamente. E così era lui ora.

“Pensi troppo”, gli avevano detto alcune persone a lui care, e la cosa non poteva lasciarlo indifferente.
Ma era proprio dal suo “troppo” pensare, il suo dubitare, il suo arrovellarsi, che nascevano i suoi “pensieri”, sul foglio.

Annunci