Sarebbe bello…

Parole bellissime, scritte in frasi di senso compiuto, legate in pensieri che – talvolta, a qualcuno – lasciano un segno.
Poi esci dal blog, spegni il pc, e torni ad essere una persona comunissima.
Scrivendo hai tutto il tempo di prendere tempo, di pensare, riflettere, non c’è fretta; puoi anche mettere da parte quel piccolo pensiero per tornarci più avanti, quando forse ti dirà qualcosa in più.
Vivendo sei costretto ad agire e reagire, e solo proseguendo nella via che hai scelto saprai se arriverai al tuo obiettivo o sarai sui giornali il giorno dopo.
E spesso siamo “sui giornali” nonostante pensassimo di essere nel giusto. Difendendo la nostra idea, spiegandola a chi pareva non capire o non voler capire.
Quando invece eravamo noi a non poter capire, tutti presi nelle nostre argomentazioni sul perché stiamo mandando avanti la nostra vita così.
“Sul giornale” ci son finito tante di quelle volte che, quasi, non ci faccio più caso né ho più paura di sbagliare.
E qui, l’errore più grande.
Prendere sempre una strada con convinzione, senza preoccuparsi minimamente delle altre possibilità. Senza mettere da parte l’io, e accorgersi che se siamo arrivati fin lì non lo dobbiamo soltanto a noi stessi, anzi.
E ce ne si accorge sempre troppo tardi.
“Beh, farò tesoro del mio errore per le esperienze future”.
Balle. Perché non possiamo sapere proprio nulla delle esperienze future, ognuna sarà diversa, in un tempo diverso, con persone diverse in altri luoghi. E anche ciò che sembra non esser mai cambiato lo è, eccome.
“Umiltà” e “altruismo” sono parole troppo retoriche per esprimere quello che davvero dovrebbe importarci: mettere da parte le nostre importantissime cazzate, ed accorgerci di chi sta a fianco a noi – come ha sempre fatto – ma ha bisogno di noi, ora, ed è sicuro di non doverci spiegare nulla perché ne abbiamo vissute insieme così tante, e ci si è aiutati reciprocamente così tante volte, che parrebbe ormai che ci si possa capire al volo. Ma quando si sta bene, si fa molta, molta fatica ad accorgersi del male che provano le altre persone, siano essi sconosciuti o i nostri migliori amici. E’ facile accorgersi di un braccio rotto che intuisci sotto al gesso, o al mal di denti che vedi nel gonfiore della guancia, ma non lo è se non è un male solo fisico.

La cosa più importante della vita è trovare la persona con la quale riesci a intenderti senza bisogno di parole, ma che ancora di più sa ascoltarti e parlarti quando non ci si capisce al volo.
Sarebbe bello essere dei veggenti – ma, forse, saremmo privati di quel meraviglioso senso di sorpresa nel constatare, parlando, che sentiamo le stesse cose percepite dalla persona che ci sta inizialmente di fronte, e col tempo al nostro fianco.
Sarebbe bello.

Sfo

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