Il mio ciuffo ribelle.

L’altro ieri sono stato uno stronzo, e lo sono stato nei confronti di una persona che un simile trattamento non lo merita.
Mi ha chiamato al cellulare, e non gli ho risposto, dopo aver guardato il display. Ero incazzato, e non volevo sentire nessuno. Capita. Il punto è che, quando mi ha chiesto lumi, ho mentito dicendo che ero impossibilitato a rispondere. E lui, che ha assistito alla scena dalla vetrata di un bar, me lo ha fatto notare. Il senso di colpa deriva dalla palla che ho raccontato.
Il giorno dopo mi ha simpaticamente scompigliato i capelli, per lui non è davvero cambiato nulla (è un vero amico, cazzo), ma il senso di colpa si è materializzato nel mio ciuffo ribelle.
Ho provato a combatterlo in tutti i modi: phon, risciacqui con acqua fredda, calda, tiepida.
Nulla. Non potevo nulla contro il mio ciuffo ribelle.
Complice il bel tempo di ieri, invece di perdermi d’animo, ho deciso di ergere quel ciuffo a simbolo della giornata.
D’ora in avanti, ogni volta che avrò un ciuffo ribelle, mi ricorderò del Sandrone e della mia tesina di Linguistica Italiana. Buffa storia, la sua.
L’avevo conclusa ad agosto 2011, o almeno questo era ciò che credevo.
Il colloquio con il tutor mi ha sbattuto in faccia la realtà, che ha avuto lo stesso effetto che avrebbe un impatto a velocità spedita contro un tir. Ero completamente fuori strada, fuori controllo, e fuori tempo massimo.
C’era da lavorare tanto, e bene.
Complice lo Sfo ce l’ho fatta, e ho finito la prima parte. Rimaneva solo la seconda: la famigerata ricerca etimologica. La strada era giusta, le modalità erano quelle sbagliate.
Perché alla fine, quando uno dei Fab 4 convoca la grande adunata, dire di no è impossibile, specialmente se bisogna festeggiare un esame di arte dato con successo.
E ci si va anche con il ciuffo ribelle, e anzi si devasta direttamente tutta la capigliatura, presentandosi “al solito posto” come un Doc Emmet Brown della situazione, esposti al pubblico ludibrio con ammirevole noncuranza.
E da una birra siamo passati a due birre, uno shottino cosmopolita alla vaniglia e un caffé macchiato per cercare di rimanere sveglio e finire la tesina.
La prima morale della favola è che, la tesina, manco l’ho riletta.
La seconda è che quando mi si parlerà di ciuffi ribelli, da oggi in avanti, sappiate che se mi prenderò qualche minuto per riflettere, sarà anche perché mi avete appena ricordato tutto questo.
E la canzone in link è stata la degna conclusione filosofica di questa serata, che ha visto un Beppe e uno Sfo, ebbri e sopraffatti da Morfeo, accasciarsi sui loro letti per chiudere una giornata che, per motivi diversi, è stata straordinaria (leggi: lo stronzo ha già finito la sessione d’esami con una porca media del 26 abbondante).

-Beppe-

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