Bugie "a fin di bene"

“Dunque voi sapevate…?”, disse Renzo.
“Pur troppo!”, rispose Lucia; “ma a questo segno!”
“Che cosa sapevate?”
“Non mi fate ora parlare, non mi fate piangere. Corro a chiamar mia madre, e a licenziare le donne: bisogna che siam soli”.
Mentre partiva, Renzo sussurrò: “Non m’avete mai detto niente”.
“Ah, Renzo!”, rispose Lucia, rivolgendosi in un momento, senza fermarsi. Renzo intese benissimo che il suo nome pronunziato in quel momento, con quel tono, da Lucia, voleva dire: potete voi dubitare ch’io abbia taciuto se non per motivi giusti e puri?

Io dico di sì.
E’ la persona con la quale vorresti condividere tutta la vita che verrà, da quel giorno in cui hai capito che lo amavi. Tutta la vita. Quali sono i motivi “giusti e puri” che ti convincono a tacere?
Sperando che non se ne sappia nulla.
Come si fa a vivere col timore che l’altra persona, un giorno, possa venire a conoscenza di un “non detto”, che farebbe crollare immediatamente la fiducia cresciuta insieme a un rapporto nel corso di giorni, e poi mesi, e magari anni?
Fare come se nulla fosse. C’è chi ne è capace. Non solo in “amore”, ma anche in “altre fregnacce”. Amici, colleghi, genitori, persone sconosciute incontrate per la strada. E non soltanto tacendo, ma anche non facendo nulla.
Quanto è difficile affrontare un problema?
Ma quanto è più difficile affrontarlo “dopo”? Quando è tutto tranquillo, quando la questione è stata accantonata, quando noi e solo noi restiamo la notte – o peggio il giorno, e dobbiamo “fare come se nulla fosse” per forza, con discrezione e soffocando sentimenti, con il nostro problema?

Nell’esempio, è pura finzione. L’ispirazione di uno scrittore che si accende fra mille pensieri e viene colta, fatta crescere, ispirazione che matura in idea e poi pensiero scritto sul foglio. Ma la finzione non è mai pura, a meno che io non mi metta a parlare di Blume e dei suoi fintersici. Anzi, nemmeno Blume e i suoi fintersici scamperebbero alla realtà, perché siamo fatti di realtà e i nostri pensieri nascono da essa. Così Blume sarà un uomo, un astro, un cielo, un qualcosa, così come i suoi fintersici. Non si scappa.
A meno che Blume non sia un dorgo – ma sì, un dorgo: quei simpatici bartoni con la darta; e se si parla di bartoni ecco spiegata la presenza dei fintersici, lebi con i dutti molto rari, ma parecchio simpatici. A meno che non siate un U: non andreste mai d’accordo.

Ma torniamo alla realtà, sola cosa della quale so parlare e col solo modo che conosco per esprimermi: essere – o cercare in tutti i modi di essere – il più chiaro possibile.
L’esempio è finzione, ovvero – come si dice in gergo – “Ogni riferimento a fatti, cose o persone è puramente casuale” (come nel caso io abbia citato qualche cosa realmente esistente nei nomi a caso poco più sopra). Ma quante Lucie hanno taciuto ai loro Renzi per motivi “giusti e puri”? A me viene in mente la favola di Natale, quella circa il tizio vestito di rosso che si trova da ottobre al 26 di dicembre sulle bottiglie della Cola più famosa (e non facciamo pubblicità). Generazioni di bambini cresciuti con la convinzione che esista un personaggio che ti premia per il tuo buon comportamento, e non lo fa se ti comporti male. Oppure la santa del 13 dicembre, o il Figlio del Capo in persona, appena nato.
Ma cosa cambierebbe se mamma e papà promettessero a un figlio o a una figlia di essere “premiati” se mettessero in pratica gli insegnamenti ai quali sono stati educati? Certo, ci sarebbe un bel casino con gli altri bimbi dell’asilo, e vai a spiegare “perché proprio il 25 di dicembre, i regali?”

Ho sempre creduto che, nonostante il fine, una bugia resti una bugia.
Ma forse è colpa della mia mentalità vecchia, che mi fa vivere secondo idee di rispetto per l’altro – e una non-verità, a mio modestissimo parere, ha poco a che vedere col rispetto – e che mi fa scrivere secondo idee di chiarezza e comprensibilità.
Ammetto il mio limite: faccio io stesso fatica a comprendere certe immagini – in poesia, canzone, prosa – e ho incontrato nelle mie letture e nei miei ascolti personaggi tanto poetici quanto comprensibili, e altri troppo criptici perché riuscissi a raggiungerli, e a capirne la poeticità. E qui mi ritrovo vecchio, non riuscendo a rimanere al passo coi tempi e con le nuove parole, le nuove immagini: non riuscendo a comprenderle – e dopo aver cercato di farlo, allontanandomi verso il conforto di quello che riesco a capire, ma che a suo tempo era nuovo e per certi versi incomprensibile per i vecchi di allora.
Non so… Se scrivessi qualcosa che non riesce ad essere capito/compreso, mi sentirei di mentire; e se anche fosse “bello”, musicale, artistico, mi parrebbe comunque una bugia “a fin di bene”.
Non siamo perfetti – la bugia fa parte dell’essere umano quanto la vita e la morte. Ma così come cerco di mantenermi vivo, cerco di mentire il meno possibile. Con risultati più o meno soddisfacenti.
Anzi, rivelazione finale: Blume non esiste. Ma soprattutto non giudicherà le vostre azioni.

Sfo

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