L’asino e la fenice.

Anche per questa volta, possiamo dirlo, è finita.
E’ un po’ come giocare a Super Mario e battere un boss di fine livello: vedi la principessa, poiscopri che è un mostro travestito, e ricominci il valzer dei livelli. O, nel nostro caso, delle lezioni.
E mi sarebbe piaciuto, mi sarebbe davvero piaciuto parlare di questa sessione d’esami in altri termini, poiché era partita col piede giusto, e che si è conclusa nel peggiore dei modi.
Bisogna porsi delle priorità, bisogna capire cosa si vuole fare da grandi, e al diavolo i monologhi à là “The Big Kahuna”.
Il motivo per cui non ho deciso di mollare tutto oggi è il seguente: sento di non aver dato tutto. E prima di molare, voglio almeno provarci. Voglio poter dire che “è più forte di me, mi arrendo”.
Settembre sarà il momento della verità.
Ma per adesso concentriamoci su un altro fatto.
L’esperienza formativa che è il periodo d’esami è giunta al termine: niente più  brufoli da stress o tic nervosi da esame, arriva la bella stagione e chissà che non riesca finalmente a mettere ordine nella mia carriera universitaria.
E questa cosa mi sta sui coglioni. Perché io ho studiato, e mi scoccia non provare nulla alla fine di questa sessione. Perché è così, non provo nulla. E vorrei festeggiare, e lo farò. Ma non me lo merito. Questo lo dicono i fatti.
I fatti che mi hanno incoronato come asino e mi hanno messo dietro alla lavagna.
E tutti sono stati buoni, troppo buoni con me, dall’assistente che mi ha interrogato, alle persone che mi hanno sostenuto. Nessuno che mi abbia dato un cazzo di motivo per incazzarmi con altri che con me stesso.
E allora non potevo esprimere la mia amarezza a parole. Stavo zitto e mi esprimevo a sguardi.
Perché gli occhi sanno dire cose che nessun gioco di parole sarà mai in grado di spiegare.
E sono qui a leccarmi le ferite, e a vedere in cenere il mio ego e il mio morale.
E mi viene da pensare ad un animale mitologico: la fenice.
Su di essa ho argomentato la mia tesina di maturità (corsi e ricorsi), ma soprattutto ho realizzato che bastava che qualcuno soffiasse via quella cenere, per impedirle di rinascere.
Per questo devo ricompormi ORA.
Il netturbino passerà a settembre, e si porterà via quanto troverà nel bidone.
E sta solo a me decidere se troverà un mucchio di cenere in più, o una fenice in meno.

Perdonate lo sfogo eccessivamente personale,
-Beppe-

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