Due anni dopo

[Far partire la canzone e iniziare a leggere]

Un pomeriggio con amici che lo diventano sempre di più, per le vie della città che sta diventando sempre più nostra, a girare fra un caffè, dei fumetti, un regalo per un’amica in un negozio di cose mai viste prima se non su internet. E intanto l’inverno che agonizza, con l’ultimo (forse) alito freddo di questo anno, negando il tramonto ostacolandolo di grigio, dopo il giorno ormai sempre più tiepido. E in quel negozio, incontrare chi ormai non avrei creduto più – non per defunta speranza, ma perché la vita prosegue, e proprio con quella persona e quell’esperienza lo avevo capito.
Incontrarla ora… Due anni dopo.

“Sapere vorrai, ma ti troverai
due anni dopo al punto di partenza…”

Voler sapere, in certi casi, è una pretesa ancor più grande del semplice volere. E anche il “farsene una ragione” non funziona e non ha mai funzionato: “semplicemente” si deve proseguire, senza frasi fatte che non servono a nulla. Due anni dopo al punto di partenza, quasi che l’incontro fosse una visita del Caso per sincerarsi di come io stia, come mi vada – insomma, i soliti convenevoli fra amici che ormai si conoscono bene.

“Nei giorni che avrai ti ritroverai
due anni dopo sempre quella faccia…”

A voler vedere anche l’esteriorità, anche solo in quello il tempo sembra essersi fermato, anzi, sembra essere andato a fare quattro passi nel ricordo. Capelli fra il corto e il lungo, giacca di pelle, tracolla – non proprio gli stessi, ma è comunque curioso tutto questo, guardandomi. E guardando a lei…
Lo scrittore, il poeta, l’artista vorrebbe trovare impercettibili differenze in quelle rughe espressive del sorriso, o nella luce forse meno brillante nei suoi – pur profondi come sempre – occhi castani, o chissà cos’altro. L’uomo percepisce quello che può sentire coi sensi, morto ormai il sentimento – pur senza ombra di risentimento: solo guance un po’ restie e distanti nel contatto con le mie nel salutarsi convenzionalmente. E banalmente non trova nulla di mutato, ma non come quando amici si ritrovano dopo anni e attaccano a ridere e scherzare, e parlare come se si fossero salutati la sera prima; nulla è cambiato, quasi a voler dire: “Nulla mi sorprende più di lei, ora – ormai, lei che per prima mi aveva messo davanti alla prima, grande decisione della mia vita: l’amore di quattro anni insieme alla mia ragazza contro il potente e ineluttabile sentimento per quella che prima di quel febbraio era solo un’amica. E pensare che in una sera remota al solito pub di Lodi, la sola idea di poterla incontrare e aver la possibilità di farle ascoltare la canzone della quale, in parte, era ispiratrice e responsabile, mi dava quasi la tachicardia… Ora, potrei parlarle di tutto, suonare, cantare, sorridendo per quello che è stato due anni fa.”
Nulla è cambiato: non c’è più alcun stupore in me nel rivederla.

Ritornare poi alle bici, ripensare a pochi istanti prima…
Un sospiro, un “Va beh…!”, e via che si riparte.

Sfo

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