Catullo, carme VIII

A cosa serve il latino?
A farci rendere conto che si è sempre stati male, in qualsiasi epoca, in toga come in jeans.
E soprattutto che gli uomini, in un certo senso, sono davvero tutti uguali: tutti gli uomini degni del nome hanno vissuto almeno una volta nella vita un’esperienza infelice a causa di un’esponente della controparte del genere umano. E il poeta veronese del I secolo avanti Cristo è solo una delle tante “vittime” dell’amore non corrisposto.
Ma credo che raramente, a persone come me, come Catullo, come carissime persone che ho la fortuna, l’onore, il piacere di poter chiamare amici, potrà capitare di incontrare la donna “giusta”, e che questa non scappi da noi spaventata. La società ci abitua sempre di più, ogni giorno, alla praticità, al materialismo; e persone meno materiali – che scrivono i propri pensieri e i propri sentimenti, e paure, e sanno accorgersi della meraviglia di luna che c’era in cielo mercoledì sera, avvolta nel suo alone rosa quasi fosse di seta – sono qualcosa di inaspettato, che non si riconosce subito, e quindi che spaventa. “Sempre l’ignoranza fa paura”, cantava un mio maestro anni fa, e che sia una lingua sconosciuta sentita da un passante, come un altro vestito in abiti che non focalizziamo subito, istintivamente stiamo sulla difensiva – anche se dopo pochi attimi il pregiudizio può scomparire.
Noi, uomini straordinari, siamo quei passanti. Parliamo una lingua sconosciuta alle più, non ci addobbiamo e non ci sfregiamo i capelli con l’ultima moda. E per quanto spesso pecchiamo di tracotanza – perché a noi non piacciono le donne: ci innamoriamo di dee – siamo straordinari nel vero senso della parola. Noi usciamo dall’ordinario, sfuggiamo alle categorie che in qualsiasi ambito fanno sentire la gente più tranquilla – proprio perché etichettando l’altro si può riconoscerlo ed essere artificiosamente certi che si comporterà in un certo modo, riuscendo quindi a prevederne le “mosse”.
Non siamo oggettivamente belli, anche se umilmente parlando i brutti sono altri. Ma non attiriamo folle di femmine come succede con gli u-manichini di Abercrombie – come se ci interessasse, poi. Siamo pur sempre umani, e capita di notare una bella ragazza che incrocia la nostra via, e di seguirne i passi con lo sguardo e con commenti più o meno “spinti” – come capita a tutti; ma non siamo né stupidi né sleali, e se parlassimo con quella ragazza da poco passata oltre a noi la guarderemmo in faccia e riusciremmo anche ad ascoltare ciò che ci dice, anche se la sera non riusciremmo a dormire per la musica della sua voce ancora nella nostra mente. Ma soprattutto siamo sinceri: e questo spaventa più delle altre cose insieme, perché la categoria che nella nostra società arriva più vicina al concetto di “persona che dice le cose come stanno” è quella di “stronzi”.
Per tutto ciò, oltre che straordinari, siamo anche pericolosi. Perché dopo che una donna conosce un uomo come noi, non riuscirà a toglierselo dalla testa, anche se il pensiero di noi non sarà certo costantemente presente. Potrà fare di tutto, quella donna, per cancellarci dalla vita, dal cellulare, dal socia network, ma non può cancellare un ricordo, un gesto, un sorriso sincero – nostro ma soprattutto suo, che noi siamo riusciti a farle fiorire sulle labbra con un gesto semplice quanto per nulla banale. Il più delle volte siamo “scartati” perché lei ha già un uomo… Che spesso è proprio il motivo per il quale si sono avvicinate a noi, si sono accorte delle nostre attenzioni e dei nostri gesti quasi non ne avessero mai ricevuti così. Ma perdurerà nella sua scelta, per la sua strada, anche se presto o tardi si accorgerà di ciò che ha perso – comunque tardi per poter tornare indietro, perché non siamo la seconda scelta di nessuno.
E in questo orgoglio misto a lacrime e dignità, proseguiamo per la nostra di strada. Insieme ai nostri compagni di viaggio straordinari.

 

Dedicato ad Amalfi
Trento alias Sfo

Annunci