Generazione Internet – Parliamone [CAPITOLO 1 – Mezzi sbagliati o uso sbagliato?]

“L’ultima volta che mi sono seduto fuori da un bar a scrivere a tema libero è stata a giugno dello scorso anno, in tempi e circostanze diverse. Molte cose sono cambiate, e questa settimana in particolare mi ha fatto capire due cose più di altre. Ma non starò qui ad elencarvele subito ponendomi dei limiti: preferisco seguire il mio ideale di scrittura: sai da dove parti, non sai dove arriverai.”

Questa premessa è obbligatoria, perché ciò che ho scritto dopo ha fatto nascere questa nuova epopea che mi appresto a lanciare, segno che il mio ideale di scrittura mi ha portato ancora una volta ad un risultato che, personalmente, mi gratifica.

Le persone fanno, in generale, un cattivo uso di internet e dei Social Network (su tutti, ovviamente, il Signor Facebook). Fino a quattro anni fa molte cose erano completamente diverse, non so se ci avete fatto caso.
Quando ero quindicenne io, le persone erano nomi.
C’ero io, c’era Michael, c’era Silvia. E se nel contesto preso in esame ci fossero stati due o tre Michael, o due o tre Silvie, a quel punto sarebbe entrato in gioco il cognome.
Tutto era meno formale e meno costruito, meno dettagliato.
L’interazione tra persone era prevalentemente faccia a faccia. C’era il cosiddetto fascino della scoperta: non c’erano auguri di buon compleanno di gente che ha appreso la fatidica data attraverso una home page, in compenso c’era il fascino della scoperta, quando, in una giornata di sole in giro con qualche amico, il discorso cadeva sui segni zodiacali e si capiva che qualcuno avrebbe fatto gli anni a breve.
Non c’erano infinite chat con gente di cui, magari, ci frega anche relativamente; in compenso, se a scuola eravamo andati bene e papà ci faceva la ricarica, potevamo mandare qualche sms in più alle persone che davvero ci interessava sentire.
Ho notato che troppe persone, quando non sanno cosa fare, vanno su Facebook a passare le ore, le giornate. Si è perso quel bellissimo costume di uscire di casa a respirare un po’ d’aria fresca, a fare i coglioni in camicia e occhiali da sole.
Questa settimana, per me, è stata speciale e diversa proprio perché l’ho vissuta “come ai vecchi tempi”.
Tempi in cui invece della chat su Facebook si usava parlare, comunicare non solo attraverso le parole, ma anche attraverso GLI SGUARDI, quando per ridere non servivano link ma bastava rovesciarsi maldestramente la birra sui pantaloni. Cosa che succede anche adesso, s’intenda. Ma prima non c’era l’ansia di immortalare la scena e poi uploadarla su Facebook (io per primo mi dichiaro colpevole di fare certe cose, saltuariamente).
La cosa più triste, però, è questa: le coppie.
Coppie che un tempo avrebbero semplicemente finito per annullarsi, oggi intasano le nostre home page con post in bacheca intrise di cuoricini, foto in cui dichiarano il loro amore davanti allo specchio con le labbra a culo di gallina, e altre amenità che vanno ben oltre la soglia del logorroico e fanno sorgere spontanea una domanda: ma questi quando cazzo trombano? Ogni tanto consumano, o sono tutti “post e distintivo”?
Non crediate che sia così filantropo da curarmi davvero della risposta, la mia era solo un’amara constatazione.
Ritengo che non esistano molte cose che siano sbagliate a prescindere, e tra queste non ci metterei sicuramente Facebook.
Ora però credo che sarà più facile capirmi, quando dirò che l’uso che si fa di molte cose, è sbagliato.
E Facebook non fa eccezione.

-Beppe-

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