19 Marzo: Auguri Dad.

DOPPIO DISCLAIMER:

1 – Non scrivo questo pezzo perché solo oggi mi sovviene d’avere un padre, al contrario è una cosa che medito da tanto tempo, tanto che già mesi fa avevo chiesto allo Sfo di poter pubblicare qualcosa in merito;

2 – Per il Dad: no, non scrivo questo pezzo perché voglio dei soldi, visto che so che me lo chiederai.

In tutto questo tempo non ho mai trovato il modo e il tempo adeguati per ringraziarti per tutto ciò che hai fatto per me. Siamo sempre stati diversissimi, due vere e proprie teste calde. I nonni, per esempio, dicono che siamo teste di minchia uguali, per questo quando ci azzuffiamo lo facciamo per bene.

Qualche tempo fa, dopo una zuffa delle nostre, hai detto una cosa che secondo me inquadra perfettamente il nostro rapporto: “va bene la confidenza, ma ricorda che io sono tuo padre e tu mio figlio, e questo è un bene per entrambi.” La tua lontananza, che mai diventò assenza, assolutamente, ci ha costretti giocoforza a reinventare il rapporto di padre-figlio che c’è tra noi, dandogli quella peculiarità che mi strappa sempre un sorriso quando si parla di te, e quando faccio finta di offendermi perché la gente dice che siamo identici.

In fin dei conti anche tu sei un cazzo di idealista guerrafondaio, mi hai insegnato a dire quel che penso e a pensare ciò che dico; mi portavi a guidare in d3 quando avevo 7 anni perché certe cose si devono imparare quam primum, come l’educazione stradale; sei sempre stato in grado di pensare con la tua testa, e credo e spero di aver preso da te anche in questo.

E anche se non sono quella rivelazione in università, e anche se fai finta di non dare peso, so che ti sto dando delle soddisfazioni.

E mi ritengo fortunato perché, al di là delle divergenze che molto spesso abbiamo, poche persone possono parlare come parlo io del loro padre.

Quindi no, non mi ricordo oggi di avere un padre. Ma penso che il tempo sia quello opportuno, per il modo lascerò che sia tu a sindacare.

Auguri Papà.

-Beppe-

 

PS: un pensiero, da calciofilo, va ad un altro ragazzo quasi mio coetaneo e padre di famiglia che adesso lotta per sopravvivere in un letto d’ospedale.

Fabrice, tifiamo tutti per te. Qui non è più una questione di colori, ma di passione. E saresti una perdita davvero grossa per questo sport.

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