L’opposto dell’amore

Mi capita, talvolta, di leggere frasi, o versi, e di rimanerne piacevolmente colpito – o comunque mi fermo a pensare per qualche minuto, perché in mezzo a tanto schifo ho trovato qualcosa di vero.

“Ho imparato che il contrario dell’amore non è l’odio. L’odio è assenza d’amore, così come il buio è assenza di luce. L’opposto dell’amore è la paura.”

Dite che non è così. Abbiate il coraggio (come dicono i duri?, “le palle”?) di dire che non è così.
Anche se non sono esattamente d’accordo per quanto riguarda l’odio, condivido il pensiero sulla paura. Credo che l’odio sia il volere che qualcosa che ci danneggia abbia termine; così, se una persona ci danneggia, e lo fa in continuazione, magari anche con intenzione, noi odiamo quella persona. La paura è tutt’altra cosa, e molto più correlata all’amore che non l’odio.
Perché quando si sta con una persona che veramente si ama, la paura non riesce nemmeno a fare capolino dall’angolo dei pensieri; perché la persona che ti ama c’è, e non c’è nessun motivo di temere.
E ho detto “veramente si ama”, perché se non ci si fida dell’altro, allora altro che capolino – la paura ha già piantato la tenda nel bel mezzo della vostra mente.
L’amore è un investimento a rischio. E non è detto che investendo in qualcosa di sicuro ci avremo guadagnato. Ma la gente non ce la fa a rischiare, già troppe cose di questi tempi non sono sicure – nemmeno il futuro sembra più esserlo, nemmeno domani – e così ci si lascia condurre dal già noto, dal già conosciuto, perché proprio per questo si crede di saperlo meglio affrontare. Anche se è quel già noto che ci fa quel male già noto… Del quale, forse, non si sa fare a meno. Ma molto più grande è la paura dell’ignoto, e chissà quale e quanto male può fare. E allora meglio rimanere nella solita vita, senza lontanamente immaginare il bene che – forse – si incontrerebbe svoltando lungo la vita. Ma anche immaginare fa male, per chi non è abituato a farlo: perché ogni cosa è enormemente amplificata dall’immaginazione, e nel dubbio, nell’incertezza e nella paura il bene non è contemplato. E si immagina soltanto il male, tagliando le gambe a qualcosa di nuovo.
E non odio chi non sa o non riesce ad aprirsi al nuovo. Non ce n’è motivo, e non posso farne loro una colpa. Dev’essere qualcosa che si impara, o addirittura che si ha dentro di noi da sempre – anche se credo sia più la prima cosa. Solo, provo per queste persone un gran dispiacere, perché se sono arrivato a ciò che ho conquistato fin qui – per quanto piccole e modeste siano state le mie conquiste – lo devo proprio agli “investimenti a rischio” che ho fatto fino a oggi. Che non mi hanno fatto diventare ricco, ma mi hanno arricchito, e non poco. Che non mi hanno permesso di non investire più, ho già guadagnato abbastanza per permettermi di vivere di rendita, ma mi fanno vivere ogni giorno di quello che ho guadagnato, e mi fanno sorridere sia che fuori piova e il mondo sia grigio, sia che dentro di me stia piovendo, e magari il mondo ti prende in giro con la più bella giornata di sole che i tuoi occhi lucidi possano ricordare.

Ah, per inciso. La frase è di Fabio Volo.
Ma torniamo pure ai nostri immensi maestri già noti, che dicono sempre cose mai dette, e mai banali.
Forse a volte dovremmo fare attenzione a non confondere il semplice col banale.
E magari, a ben vedere, potrebbe anche essere l’unica cosa sensata che abbia detto il buon Fabio Volo. Chissà…
Se rimaniamo nel già noto non lo sapremo mai.
Se proviamo a leggerlo, o troveremo altre piccole considerazioni nelle quali ci ritroviamo, o potremo criticarlo a ragione, e non per sentito dire.

-Sfo-

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