Fregnacce evitabili – all’alba dei 22 anni

Pavia, 28 marzo 2012 – mezzanotte e mezza circa

Non me ne voglia il Beppe: non scrivo soltanto quando scrive lui, solo a volte il suo scrivere mi sprona a esprimere ciò che magari da qualche tempo avevo in mente – e la sua rubrica sulla “generazione internet” mi viene perfettamente in aiuto, questa sera.
Se fossi vissuto qualche anno fa (senza andare ai tempi del Francesco Petrarca o del Giacomino Leopardi) avrei forse prodotto un qualcosa di scritto di apprezzabile forma e dal non banale significato, dopo l’ennesima relazione – in senso molto generale di rapporto con un’altra persona. E se fossi davveri così “vecchio” come mi piacerebbe essere, avrei evitato quella simpatica pratica del postare canzoni/link con relativo commento, “perché parlare con certa gente, manco ci perdi tempo” (notare come anche la sintassi vada a farsi un giro, in caso di suddetta pratica), anzichè chiedere chiarimenti a chi di dovere; e si lancia quell’infantilissimo gioco di collegamenti, risentimenti fra le righe, disprezzi intuibili e fregnacce evitabili, che non portano a nulla di buono, se non a quegli anni in cui si frequentava l’asilo. Esattamente come soldi, televisione, e altri mezzi corrotti dall’uomo, così anche internet non danneggia nessuno, ma è quel qualcuno che lo adopera in un certo senso a danneggiare se stesso e le persone che ha intorno, con le quali ha dei rapporti. Un tempo si diceva che le parole ferissero più della spada, quando potevano essere dette o scritte – ma, magari, non “lette in tempo reale”. Ora, con la rapidità delle comunicazioni internet, è un po’ come essere arrivati alla polvere da sparo: si può raggiungere chiunque e dovunque, si può far male molto più rapidamente, e se non si usa la dovuta intelligenza manco ci si accorge di aver premuto il grilletto.
Non entriamo poi nel merito di chi ha più castelli in testa che la regione francese della Loira, che vive al primo piano di una palazzina ma ha costantemente l’autostima vicino alla bicicletta (in cantina, piano terra) pur soffrendo di una sorta di narcisismo lato (si crede bellissimo, ma non lo dice a nessuno: tanto si vede!) e che vorrebbe un mondo più leale, sincero e maturo, quando poi è il primo a mandarle a dire, tramite un social network. Perché ci si sente così impotenti e irrilevanti, che si scrivono e pubblicano certe cose sicuri che passeranno in sordina, come chi le pubblica. Badate, non si vuol prendere per il naso nessuno: non è perché si pensa che gli altri siano stupidi e non arriveranno a capire i più o meno celati collegamenti con quella canzone, quelle parole; semplicemente, il pensiero di non essere più considerati – se mai lo si è stati – ci rende quasi certi che a nessuno importerà ciò che diciamo.
E dovrebbe essere così: è proprio dando retta alle frigne di un bambino, che gli si insegna a frignare sempre più forte, per ottenere ciò che vuole.
E meno male, che il mondo è molto più leale, sincero e maturo di quanto io stesso non pensi, e c’è chi dà retta a quelle frigne per tirare le orecchie al bambino, ricordandogli che ha 21 anni, e ne ha più volte dimostrati anche di più, per forza d’animo, e pure maturità – e che, per quanto si possa essere impulsivi, riflettere una volta di più non fa mai male.
Bon, prima di andare a dormire scendo un momento le scale che portano in cortile e quindi alla cantina, vado a recuperare l’autostima e lascio giù un po’ di orgoglio – quel poco che basta per renderlo “dignità” e smettere di farlo essere “arroganza”.
Sfo

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