Generazione Internet – Capitolo 3 [I morti fanno più tendenza dei vivi]

Tempo fa, in una lezione di storia contemporanea, la lezione è caduta sulla nascita della cosiddetta “Tv verità”: ovverossia la tv che va a seguire le disavventure del comune cittadino. Non più, dunque, una tv che parla dei fatti importanti per il paese, quanto una tv che va quasi a godere delle disgrazie altrui perchè “pensa se capitavano a noi” (chiaramente omettendo il congiuntivo imperfetto, destinato a morire insieme agli altri tempi).

La nascita della “tv verità” si deve alla commovente vicenda di questo bambino il quale, a fine anni ’80, rimase intrappolato per giorni in un pozzo (ma tu guarda i corsi e ricorsi storici!) attirando l’attenzione di compaesani in primis, media in secundis, e quando la cosa aveva assunto una rilevanza nazionale fece pervenire nientepopodimeno che Sandro Pertini.

Una sorta di caso Scazzi di 30 anni fa, con le dinamiche che andavano di moda trent’anni fa.

La cosa che mi fa incazzare è questo processo di idealizzazione che, inevitabilmente, coinvolge una persona dopo la sua morte: vedasi il sopracitato “Ancelo Bionto”, vedasi Mike Bongiorno che da ultimo degl’ignoranti e re della tv spazzatura è passato a vate dei conduttori, vedasi Simoncelli che insegna agli angeli ad andare in moto (con Findomestic che già si lecca i baffi pensando ai finanziamenti che s. pietro chiederà per rifare le carene a tutti i serafini), vedansi i karaoke in cui impazza “I will always love you” di Whitney Houston.

La morte, più che normale culmine di quel processo formativo che gli addetti ai lavori si ostinano a chiamar “vita”, diventa quasi uno stratagemma commerciale fatto di brani inediti e dichiarazioni postume; un gioco artificioso che serve a tenerci aggrappati ad un ricordo che fino al giorno prima non aveva, giustamente, un posto nella nostra vita.

Ne devo dedurre che quando io e lo Sfo usciremo definitivamente di scena, questo blog sarà tempestato di commenti di gentaccia nostalgica che ci ha conosciuto solo tramite una ricerca su Wikipedia (non cercateci, non ci siamo. Non ancora).

E se da una parte abbiamo il partito dei nostalgici, già ampiamente discusso, dall’altra abbiamo quello a mio avviso altrettanto irritante dei nichilisti, i quali sviliscono ogni notizia con tonnellate di humour nero, e così si divinizza Michele Misseri, ci si chiede quando e come Dalla scriverà la canzone “1 marzo 2012”, Simoncelli cadeva pure dal triciclo.

Allo stesso modo i nichilisti mi stanno sui coglioni, perché trovano mainstream ogni forma di cordoglio e non contemplano un interesse sincero che un fan poteva avere nei confronti di un atleta (il mio dispiacere per Sic è stato vero e sincero, ma non ne ho fatto la mia ragione di vita).

E, precisiamo, tra le due correnti sposo e sposerò sempre la seconda se dovrò prender posizione, ma rimane sempre il rimorso legato ad una piaga che attanaglia ogni aspetto della nostra vita: la mancanza di equilibrio.

Abbiamo un sistema giornalistico fazioso in tutte le sue componenti (da Libero al Manifesto, per citarne gli estremi), abbiamo i timorati di Dio che pregano anche per l’anima dell’ultimo piccione investito per strada e quelli che scherzano anche sulle cose effettivamente gravi come la strage di Tolosa, però poi guai a toccare i loro affetti perché non potremmo mai comprenderne il dolore.

Mancano equilibrio, coerenza, obiettività.

Iniziamo da un punto, da una massima: iniziamo a dimostrare la nostra ammirazione a chi ne è oggetto fintanto che ne abbiamo la possibilità. E poi potremo goderci la caccia all’oro e lo sciacallaggio post mortem che ognuno tenterà per avere uno squallido “mi piace” in più sul proprio profilo.

Affettuosamente,

-Beppe-

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