Un senso non ce l’ha

Certe cose si sopportano perché certa gente si comporterà sempre così, e uno contro mille non la può vincere. Ma certe altre proprio mi fanno girare i coglioni. Perché se non posso dire a tutti, uno per uno, “A cosa applaudi, a un giovane che è morto o a cosa, e perché?” almeno da questa isola di comunicazione voglio dire Del Piero porco, Paolo Maldini cane e Javier Zanetti vigliacco, perché pure i maxischermi fuori dalla chiesa, al funerale di Piermario Morosini… Proprio no. Vedo porcate da usuale teatrino della commozione italiano, in un luogo del mio culto, e insulto i vostri dei, se siamo arrivati a questo punto.
Per esperienza personale, ho già vissuto due funerali di amici cari, morti in giovanissima età, e in entrambe le occasioni c’è stato il solito, classico, applauso all’uscita della salma. Non parliamo poi del funerale celebrato per l’amico scomparso più recentemente in Grecia la scorsa estate: meno male che le telecamere della Rai non mi hanno né inquadrato, né i loro operatori mi hanno intervistato. Sapete, ho molta poca pazienza di fronte all’inutilità di certe domande.

Perché?

Perché? Siete capaci a stare in silenzio? Troppa tensione, accumulata durante la funzione e che non si riesce più a trattenere, che dev’essere sfogata in qualche modo? Forse la stessa tensione, lo stesso stress psico-fisico porta altre culture a gridare pianti e strapparsi capelli e vesti, e forse anche nell’immaginario collettivo vediamo il pianto come più consono a un momento di dolore. Ma applaudire, proprio no. Davvero, qualcuno di voi che ci segue, mi risponda. Si applaude al defunto? Per quali meriti? Che razza di tributo può essere? Io applaudo al termine di uno spettacolo, comico o meno, per ringraziare gli artisti che vi hanno collaborato, che mi hanno fatto ridere o che mi hanno turbato (ma sempre fatto riflettere, negli spettacoli che seguo). E comunque con gli artisti presenti, e vivi. Non mi sono messo ad applaudire, lunedì sera, per ringraziare Daniele Vicari per l’importante film da lui girato e uscito nelle sale lo scorso 13 aprile; che senso avrebbe avuto?
Ma la morte non ha senso, e allora neanche i gesti dei partecipanti alle esequie devono averlo?
Ma i maxi-schermi… Ho capito che Piermario Morosini era un calciatore, ma non siamo mica allo stadio, e che cazzo. Cosa dovete vedere?, quanta gente c’era dentro la chiesa?, le lacrime di chi lo ha sempre amato e non si è riversato all’ultimo verso il feretro? Cosa dovete vedere?

E’ stato molto più bello, bellissimo, sapere del canto e delle chitarre degli amici, con una canzone del cantautore che il calciatore ascoltava volentieri. Ecco, un canto. Non sapete cantare? E chissenefrega, quando si è in tanti, ed eravate tantissimi al suo funerale, non è come cantare in un coro, dove basta che una voce sgarri che ci si accorge subito. Quando si è tanti – toh, come allo stadio – è come una voce sola, che intona un inno e tutti cantano, ed è molto più bello che battere le mani perché non si riesce a sostenere il peso del silenzio, dovuto a una vita giovane che non c’è più.
Non sapete fare altro che applaudire?
Non riuscite a starvene fermi, in – appunto – religioso silenzio?
Allora statevene a casa, fate il vostro corretto e pacificatore minuto di silenzio, e tornate alla vostra vita.

“Scordando che poi, infine, tutti avremo due metri di terreno” [cit.]

Sfo

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