Cantando il duol si disacerba

Un nuovo “manoscritto ritrovato”, per lasciarvi un pensiero prima che il Festival Internazionale del Giornalismo porti Beppe e me in quel di Perugia. E in vista di domani, buona festa di Liberazione a tutti.

Cremona, 5/1/2012  13:33

SEMPRE avere con sé una chitarra.
Non si sa mai possa servire.
Mi trovo qui ora, nello stesso posto di quasi un anno fa – qualche giorno in più di differenza, allora era sera – ed allora ero con due amici, e la mia chitarra acquistata da poche settimane. E ora che sono qui e lei non c’è, mi manca. Mi terrebbe compagnia come tutte le volte in cui uscivo e me la caricavo in spalla – non si sa mai, appunto – e potrei rilassarmi con i pochi, dolci, consolatori accordi che conosco.
Lei, e le mie armoniche.
Non sembra, ma quei due semplici – non banali – strumenti insieme fanno moltissimo, almeno per me, che ci sia un pubblico ad ascoltarmi o che l’unico pubblico sia una grande piazza assolata e silenziosa. Non fa nemmeno così freddo da maledire l’inverno perché quasi ti si staccano le dita, suonando.
Vorrei averla qui, più di qualsiasi altra cosa al mondo.

“Canta che ti passa” [Anonimo]
“Cantando il duol si disacerba” [Francesco Petrarca]
“Singin’ seems to help a troubled soul” [Johnny Cash]

E mica solo cantando, anche suonando – la voce dello strumento, e cos’è poi la voce umana se non lo strumento musicale della propria anima…
E scrivendo?
Beh, non è una cura così efficace quanto la musica, ma è già qualcosa. La penna e il quadernino, altri miei fondamentali amici per la strada, nella vita. Qualcosa su cui potersi fermare, il foglio-scoglio fra le onde della frenesia quotidiana e i mille e uno impegni. Almeno, quadernino e penna, basta metterli in tasca, e si va. Fare il punto della situazione, o semplicemente fermare un pensiero, una frase, una parola che altrimenti volerebbe via nel vento. E già ci sono troppe cose che perdo nel vento non per mia volontà, per permettermi di non far nulla per fermare i frammenti importanti del mio tempo su un foglio. E, forse, “la risposta sta volando nel vento” perché chi la conosceva non ha saputo fermarla, o semplicemente vola ormai troppo in alto, al di sopra delle nostre esistenze così complicate che non possiamo più arrivare ad afferrarla, col pensiero più che con le mani. O forse, la risposta è così semplice che non ci accorgiamo che è proprio vicino a noi, complicati inutilmente e quindi incompatibili con lei.
Ma non è come con la felicità, che più si insegue e più ci sfugge, che
quasi basterebbe rallentare, o proprio fermarsi, per trovarla; la risposta va cercata.
Sempre ammesso che la si voglia trovare. Anche per poterla donare a chi ancora non comprende la sua importanza.


Sfo

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