Una volta…

“Una volta ci si fidanzava a 20 anni, ci si sposava, si avevano figli e si andava avanti fino alla vecchiaia… tutto ciò è saltato. Oggi tutto si è spostato in avanti e i progetti di vita, e quindi anche d’amore, non riguardano più i giovani. In genere oggi i giovani si esplorano, non provano amore. Tutti parlano di innamoramento, ma è diventato una cosa molliccia che non sai che consistenza abbia”.
[Francesco Alberoni]

Ho già avuto a che fare con Alberoni: un altro suo pensiero era il punto di partenza per il mio tema alla maturità [tema che potete trovare anche in archivio]. Mi ritrovai – e mi ritrovo tutt’ora – con quel pensiero: amore e innamoramento sono due realtà distinte con dinamiche distinte.
Ma questa volta, mi sento di muovergli una critica.

La fa troppo facile, signor Alberoni. Innanzitutto – e lo dico da uomo che troppo spesso ha abusato dell’idea di un tempo passato in cui si stava meglio di oggi, per molti motivi – vorrei specificasse “Una volta…” quando. Ma è un modo di dire, inutile fossilizzarsi su questo. E fino al primo punto fermo, potrei anche non essere del tutto distante da ciò che afferma. Anzi, parto dalla fine per tornare indietro.
Nessuno più parla di innamoramento, tanto per cominciare. A nessuno interessa più dare i nomi giusti alle cose, o anche solo sforzarsi di trovare un termine che renda al meglio quello che si vuol dire, perciò non credo che ai giovani di cui lei parla interessi nemmeno chiamare il loro esplorarsi con il termine da lei usato. Si scoprono (in tutti i sensi), si esplorano, non c’è quasi tempo per pensare, o si fa o si pensa.
Non mi piace quel suo “in genere”, fa scadere il pensiero in un unico fascio di ragazzi tutti fisicità e niente sentimento – perché i giovani che conosco io sono agli antipodi rispetto a quelli di cui lei parla. E fra loro, manco a dirlo, mi ci metto anche io. Può anche essere che i “giovani d’oggi” siano più disinibiti (o meno imbranati?) rispetto a chi fu giovane un tempo, anche se credo che certe cose si siano sempre fatte, solo oggi si parla molto di più. Ma non per questo manca l’amore. Due persone si conoscono, si apprezzano caratterialmente e si piacciono fisicamente, e prima o poi si ritrovano, loro due soli, ad “esplorarsi” per capirsi ancora di più. L’amore inizia proprio lì, nel desiderio dell’altro, nel voler sperimentare con l’altra persona i mille e uno modi per stare bene come non si potrebbe se si fosse da soli. Può anche essere che, sperimentando e conoscendosi meglio, non nasca quell’amore duraturo che porta una coppia a condividere anni di vita insieme; ma allora non è stato amore? Bisogna che duri fino alla morte, per chiamarlo tale? Quanto dura l’amore, perché lo si possa definire con questa difficile parola?
Ma arrivo al punto che mi vede maggiormente in disaccordo. Oggi tutto si è spostato in avanti, è palese (non basta più laurearsi per trovare lavoro, per esempio), ma dire che i progetti di vita – e quindi anche d’amore – non riguardino più i giovani, come se non se ne interessassero affatto… Scusi la domanda, ma per lei i giovani sono soltanto la tribù del Grande Fratello e di Lucignolo? Perché per me gli adulti non sono solo quelli della gerontocrazia e dei favoritismi. Comunque, dicevo: ciò che studiamo non ci garantisce più un reddito fisso e men che meno sicuro, sicché non sappiamo nemmeno se e quando potremo affrancarci dallo stato adolescenziale di vita sotto lo stesso tetto dei nostri genitori. Con che realismo, ma soprattutto con che cuore, un giovane oggi può pensare di costruirsi una vita insieme a un’altra persona? Non pensiamo nemmeno al farsi una famiglia propria. E’ già un progetto di vita, quello di decidere di rimanere da soli, perché già così si fa comunque fatica ad arrivare a fine mese. E’ anche un progetto d’amore quello di non coinvolgere un altro cuore al proprio già pesante della gravità del presente e della quasi inesistenza di un futuro. Con che cuore una ragazza può mettere al mondo un figlio, con un mondo come questo?, soprattutto in Italia? Il fatto che si decida di procrastinare decisioni che “una volta” venivano prese prima non significa che esse siano viste da noi, giovani, come qualcosa da rimandare al più tardi possibile perché non ne abbiamo voglia, con una mentalità alla Peter Pan. Siamo consapevoli dei limiti nostri, delle nostre famiglie e soprattutto della realtà nella quale viviamo, e non possiamo fare altrimenti.

Da soli è difficile vivere, in due è improbabile, se aggiungiamo anche altri componenti alla famiglia la parola giusta pare “impossibile”. Ma se ne avessimo la possibilità, crede che ci dispiacerebbe rimanere il più a lungo possibile con una persona che ci ama, una volta trovata, e vedere il reciproco amore continuare e rinsaldarsi in una nuova, piccola, neonata vita – o anche più d’una?

Sfo

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