Justin Bieber: un Dante Alighieri dei giorni nostri. Follia?

PREMESSA DOVEROSA: quella che andate a leggere è una provocazione, dunque prendetela come tale. La scrivo, perché sono certo che chi legge questo blog non si limiterà ad inveire con argomentazioni parche, ma proverà quantomeno a costruire un dibattito costruttivo.

Perché dilaniare il patrimonio culturale del Bel Paese equiparando quella checca neomaggiorenne di Giustina Biberon al nostro Sommo Poeta, dunque?

La risposta sta nella disciplina oggetto del mio prossimo esame: studiando il manuale di linguistica italiana, non di rado, mi è capitato di trasporre i concetti legati a 300, 400 e 500 ai giorni nostri, e identificare in Bieber l’alter ego dei nostri tempi di Dante. Seguite le mie argomentazioni.

Dante si fece promotore per eccellenza della volgar lingua: dal “De Vulgari Eloquentia” scritto in latino alla Commedia interamente volgare (non sto a contare tutte le fregnacce sul mistilinguismo) diede pieno supporto alla causa della diffusione di una nuova lingua.

Se dapprima si dovette scontrare con Petrarca, fiero sostenitore del latino, successivamente le sue teorie si scontrarono con gente del calibro di Machiavelli, il quale addirittura se lo immaginò redivivo in un dialogo sulla lingua nel quale Dante stesso ammetteva di aver fatto la cacca fuori dal vasino con la scelta del volgare.

L’ostracismo di metà millennio nei confronti del volgare, fu chiaramente dovuto al fatto che i ceti colti, quindi quelli in grado di padroneggiare le arti letterarie, fossero chiaramente conservatori e identificassero nel latino l’unica lingua possibile per la letteratura.

In soldoni: Dante, per alcuni suoi contemporanei e successori, immediati o meno, era ciò che oggi definiremmo un “Bimbominkia”.

Ebbene sì, è così, con tutto che il nostro Sommo Poeta ebbe estimatori in ogni epoca a partire dalla sua.

Justin Bieber, oggi, incontra fortissime opposizioni da un buon 60% della gente che millanta di intendersi di musica, è stato eletto (probabilmente a ragione) re dei bimbiminkia, eppure quando vai a vedere le statistiche dei suoi video su youtube, il più sfigato ha fatto il triplo delle visualizzazioni di “Sultans of swing” dei Dire Straits.

“Ingiustizia!” tuoneranno i suoi detrattori, “Follia!” diranno i cultori musicali. (“VAFFANCULO!” dirà Beppe Grillo)

In realtà ci troviamo in un periodo in cui una classe veramente giovane e nuova (non nelle idee) sta spopolando nello show business, e questo in qualche modo fa paura ai più, così come lo faceva a suo tempo la scelta di Dante di poetare in una lingua che non godesse del lustro del latino.

Con questo non voglio dire che la nostra lingua diventerà nel giro di qualche generazione un ammasso di k e abbreviazioni: Dante riuscì ad imporre il volgare fiorentino (anzi, toscano, se no Tasso me ne dice quattro dall’aldilà) anche perché la sua cultura non fu mai discussa né discutibile, al contrario di chi oggi scrive da bimbominkia, per l’appunto.

Però voglio dire che, volenti o nolenti, parlando di Justin Bieber (che, personalmente, trovo non proponga nulla di eclatante né mi fa impazzire la sua musica) si parla di un personaggio tra i più in vista del momento, destinato ad incontrare sempre grosse opposizioni così come ad avere gente che difenderà a spada tratta il suo operato.

La mia provocazione si realizza in questo senso: entrambi sono e sono stati amati e odiati dai loro contemporanei, e le loro scelte fanno e hanno fatto discutere, senza contare che, a modo loro, sono e sono stati simboli e fautori di nuovi modi di intendere le rispettive professioni (anche se, con tutto il rispetto per Giustino, la mia gratitudine nei confronti di Durante è probabile che sia inestinguibile).

Riguardo ai difensori degli stessi, poi, il paragone si dovrebbe estendere ai Leon Battista Alberti e Pietro Bembo da una parte, e le bimbeminkia quattordicenni affette da acne rosacea dall’altra. Ma questo è un paragone troppo forzato persino per me medesmo meco, per usare una formula tanto cara a un detrattore (solo nelle scelte linguistiche) di Durante.

Provocatoriamente,

-Beppe-

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