L’amore secondo il signor G

Oggi – in un ipotetico incontro che, ahinoi, non potrà mai avvenire – è venuto a trovarci un amico del pensiero e della riflessione, che però mai perse di vista l’ironia e il saper ridere e sorridere, nonostante la tragicità della vita. Mi piace pensare che nella platea che si intravede nel video ci siamo noi, io che propongo questo spunto e voi che seguite questo blog, mentre ascoltiamo le parole di un grande uomo che seppe anche essere un grande artista, e che ci parla di cosa sia per lui l’amore.
Ed ora, la parola a lui – anche per ricordare a me stesso, quando un mio scritto riceva apprezzamenti, l’umiltà nel pur piccolo successo, nella speranza di arrivare anche minimamente vicino alla grandezza di personaggi così.
Buona visione e buon ascolto.

L’amore è una parola strana, vola troppo, andrebbe sostituita. Non sarebbe meglio chiamarlo… la “cosa”? Potrebbe diventare più concreto.
All’inizio, lei, l’amavo. Voglio dire che ho avuto quegli attimi intensissimi, che al momento sembra ti lascino dei segni profondi, importanti. Ma “la cosa” non è questo… O meglio, non è “solo” questo. La cosa è trasformazione, percorso, crescita insieme. È un patto di sangue stipulato tra due persone, forse prima ancora dal destino. La cosa è l’amore – no, è un’altra qualità dell’amore, una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita. Non so se avrò mai la fortuna di farlo, questo patto. Forse ci vorrebbe un uomo.

Cento volte ho provato a cambiare, a ricominciare da capo, a reincarnarmi, ma mi sono sempre reincarnato senza di me. Ecco: senza aver avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.
Ci sarà senz’altro il modo di far le cose, altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini, degli involucri – mai delle persone. Magari dei personaggi, simpatici anche, affascinanti – mai persone. Ma se è così, l’amore non sarà mai materia, terra, “cosa”… Sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa, e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.

Sfo – ringraziando Giorgio Gaber per la (virtuale) partecipazione.

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