Italia-Germania, La Partita.

Nessun dorma. Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza.

Una stanza che è diventata calda, calda e festosa alle 21:05, quando un “negro” ha fatto crollare la Germania a Varsavia. Indipendentemente dal girone degli Stati Uniti.

E devo dirvi la verità, non ci credevo. Non credevo possibile l’impresa dei nostri di superare a Varsavia gli strafavoriti, ma solo sporadicamente compiuti, tedeschi.

Noi siamo quelli che la settimana scorsa urlavano al mondo che il glutine ci va di traverso e che i biscotti non li vogliamo.

Noi siamo quelli che stasera sono scesi in strada a fare bordello, siamo quelli che domani compreranno giornali per commemorare l’accesso alla grande finale, noi siamo quelli che c’erano.

Ma, badate bene, noi siamo anche quelli che “che palle le partite della nazionale che fanno fermare il campionato”, anche se poi si pretende che la squadra abbia una precisa identità di gioco.

Siamo quelli pronti a dare addosso al cittì ogni qualvolta fa una mossa che non reputiamo idonea.

Gli Europei uniscono persone e idee, non c’è distinzione sociale, e il businessman si può facilmente trovare in piazza abbracciato all’operaio.

Come dissi pocanzi nel posto in cui ho visto la partita, “col senno di poi chi se ne fotte di Garibaldi, bastava istituire la Serie A per vedere un’Italia unita sotto l’egida dell’insulto e dell’anti-sportività”.

Ed è così che si rivaluta anche la figura del “negro”, che sarà antipatico e avrà la faccia da schiaffi, ma vorrei proprio vedere i suoi detrattori giustificare le loro idee dopo una serata come questa.

Noi siamo quelli che stasera, in una partita di pallone, ci vedevano anche altri significati. Ci vedevano il culone della Merkel sbattuto fuori dall’Euro, ci vedevano una storica rivalità minata dalle recenti storiacce di crisi.

L’unica cosa che mi ha fatto veramente riflettere, è che il campo ha un’eloquenza posseduta da nessuno: in tutto il mondo si parla di ciò che èpotrebbe dire lui, ma quando parla, le opinioni verranno plasmate in base a quanto è successo, in base a quanto il campo ha detto.

Il significato di questo post, di fatto, non esiste.

Questo è solo il lungo sfogo di un tifoso e di un appassionato felice, che raramente ha trovato così belli i colori azzurri della casa sabauda, e a cui sembra ancora di sentire i clacson che, all’unisono, hanno risuonato in ogni dove per celebrare doverosamente la grande impresa dell’Italia.

E’ tutto? No, affatto.

Avrei un altro sassolino nella scarpa da togliermi, macché, un macigno.

Perché le mie teorie su un’Italia che avrebbe fatto una lunga strada nel torneo, erano osteggiate con dei “vaffanculo” conditi da argomentazioni di una solidità direttamente proporzionale alla parola d’ordine dei grillini.

Ma è ancora presto per parlare, chiamatela scaramanzia, chiamatela cabala.

Aspettiamo la partita con la Spagna, e che vinca il migliore.

Ma per stasera, con orgoglio e col cuore in mano, ve lo tributo: GRAZIE RAGAZZI.

-Beppe-

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