Sembra passato un anno…

Quanto è lungo un anno?
Se rispondete “trecentosessantacinque giorni, se bisestile uno in più”, grazie, arrivederci, avete sbagliato blog – a meno che non sia una battuta.
Sì, perché nel mio caso, ma penso di parlare anche a nome del buon Beppe, qui – su questo blog – siamo poco inclini alla pragmaticità, alla risposta giusta da libro di testo. Del resto, non potrebbe essere altrimenti per due iscritti a Lettere, pure se questo particolare periodo storico e la “professionalità” di certi professori ci costringono ad accettare certi voti pur di proseguire nel cammino e mettersi prima possibile alla ricerca del Graal di un lavoro.
Perché già un anno è passato, e – manco a farlo apposta – non ce ne siamo mica accorti. Com’è?, “quando ci si diverte…”?
E allora, se la domanda si chiede quanto sia lungo un anno, la risposta non è fatta di numeri ma di ricordi, e l’unità di misura non sono i giorni ma i momenti. Pare esser volato, questo tempo, dal 30 giugno 2011, ma se penso anche solo alla situazione che ha portato me all’idea di scrivere “qualcosa” e Beppe a quella di imbastire un blog, sembrano passati secoli. E son passate notti insonni di studio, soprattutto in agosto, solo con la compagnia della mia chitarra, e altre in inverno col mio compagno di viaggio e improbabili spuntini a base di birra e Virtual (non credo siano utili ai fini dello studio, per quanto io abbia superato gli esami per i quali mi sono impegnato, pur con lo stomaco che si chiedeva se avessi messo tutta l’intelligenza all’apprendimento, togliendone alla capacità di nutrirmi con criterio). Ma soprattutto son passate giornate così belle e intense da farsi serate, e la proposta di provare quel locale dove si ritrova la squadra di rugby di Pavia si è trasformata nella certezza di avere un luogo che fosse una “seconda casa” ancora più che le quattro pareti che fanno da stanza a degli studenti fuori sede. E in quel locale si è saldata un’amicizia nata piano piano, senza fretta, come tutte le cose più belle, stasera son più ubriaco io ma ci sono i miei Fab a sostenermi e quasi a farmi mettere un passo avanti a quello appena fatto con fatica, un’altra sera è più ubriaco lui ma ci siamo noi Fab a tenerlo letteralmente in piedi cercando di salvare (non sempre con successo) la segnaletica stradale. Ho lasciato la canzone, pur senza smettere di suonare, e ho ritrovato la moto, senza aver mai smesso di voler far cantare ancora il motore di una due ruote al comando del mio polso destro. Sono andato ancora sotto i ferri (per togliere quelli che avevo nel ginocchio dal 2009), mi son fatto crescere una bella barba folta per poi raderla del tutto; sono cresciuto io stesso, pur comportandomi talvolta più da bambino che da uomo quale so essere quando voglio.
E poi… Beh, che senso avrebbe il nome di questo blog se in questo tempo l’amore non ci avesse accompagnato, nel bene e nel male? Era solo il 1 luglio 2011…

“Perché sarà pure all’apparenza materialista, poligamo, anche un po’ misogino (in realtà son “loro” che son donne!), ma – e mi rivolgo soprattutto a voi, ragazze – non dimenticate che è pur sempre un uomo, e un uomo, prima o poi, incontra nella vita una donna per la quale gli amici potranno anche chiamare Orazio Caine per ritrovarlo, ma non ce la faranno, o se ci riusciranno sapranno solo dirgli:
“Beppe…Che cazzo hai combinato…?”

“Niente, perché? Ah, ragazzi, vi ho presentato la mia fidanzata?”
Ebbene sì, anche il Beppe prima o poi ci cascherà, e io sarò lì a sostenerlo, perché anche lui è un uomo…E che uomo!”

Ecco, la situazione attuale è esattamente così (però, quando “sparisce”, ci avvisa). E io sono qui, a sostenerlo.
Dal canto mio, alcune situazioni si sono succedute, per la maggior parte in modo fallimentare (sì, mea culpa), ma come in ogni cosa ho cercato di fare ancora più miei gli errori commessi per prenderli e chiuderli a chiave dove so di poterli ritrovare; non in un luogo fisico, ma all’interno della consapevolezza di ciò che è stato, e che può benissimo succedere in futuro, anche se con leggere sfumature differenti. Così da tenerli lì, ed evitare che mi ostacolino nelle future esperienze della vita, come quella che sto vivendo ora, con la musa ispiratrice del post “Incanto notturno”.

Sì, direi proprio che se rispondessi alla domanda iniziale con cifre e giorni, sarebbe sminuire ogni scintilla di idea, ogni lampo di pensiero, ogni frase digitata, pubblicata e condivisa per far partecipi delle nostre riflessioni coloro che ci seguono. E che, spero, apprezzeranno ancora la nostra voglia di fare – di dire, e di divertirci. Perché se non fosse un piacere, l’uomo avrebbe da tempo smesso di pensare e scrivere.
No, non crediate che se anche la maggior parte della gente ha altri piaceri, non esistano più persone che trovino piacevole il pensiero.
Siamo qui per ricordarvelo, e per ricordarlo a noi per primi.
Auguri anche a te, Beppe.

– Sfo –

Lo chiamai ad un improbabile orario della nottata del 30 giugno, dicendogli che oramai la frittata era fatta.

E così iniziammo a scrivere e a dissertare sopra a qualunque argomento, con il solo intento di risultare sempre i meno banali possibile.

Poi siete anche arrivati voi, e con questo “voi” mi riferisco sia agli amici che ci leggono più o meno costantemente, sia a quelle persone che, pur non conoscendoci personalmente, hanno apprezzato (almeno su Facebook) questo blog e ci hanno sempre offerto degli spunti in più per andare oltre ai nostri ragionamenti.

Cosa che in effetti chiedevo a questo blog: circondarmi di persone che non sempre fossero d’accordo con me (qualcuno si ricorderà la forte provocazione dell’accostamento Alighieri/Bieber), ma che riuscissero a commentare proponendo una nuova sfida di ragionamento, non nel tentativo di raggiungere la verità assoluta, quanto in quello di arrivare ad un arricchimento personale.

Quella notte non mi chiesi se avremmo avuto successo, se saremmo durati. Non mi interessava, così come non credo interessasse al mio compare.

Noi volevamo e vogliamo custodire per iscritto idee che non vogliamo che vadano perse, per questo non ci si adagia sugli allori a tirarsela perché ormai, possiamo dirlo, abbiamo una tradizione.

Però, a distanza di un anno, volevamo, che dico, vogliamo ringraziare chi ci ha dato stimoli e voglia per continuare a scrivere quando esami ed altri impegni ce lo hanno permesso, perché senza no scambio di idee costante, probabilmente a quesst’ora non saremmo qui a invadere i vostri schermi con i nostri ringraziamenti.

La prima candelina, dunque, è ormai spenta.

Quand’è che il blog metterà su il primo dentino?

-Beppe-

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