Cos’è un nome? Ciò che noi chiamiamo rosa,
con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo…

Accadeva, secondo la fantasia di un grande uomo di lettere, 712 anni fa a Verona.
Accade, ancora oggi, ogni qual volta due anime si scoprono dapprima soltanto piacersi, poi quasi inconsciamente cercarsi, e “infine” amarsi. E le virgolette sottolineano il termine, la fine della frase, perché non ci sarà fine a quel sentimento finché l’anima dell’amore, fatta di due persone fisiche, esisterà.
Ognuno, che viva una nuova storia con un’altra persona, si interroga prima o poi su “cosa sia”, verso quale direzione si stia andando, se l’altro senta quello che noi sentiamo, se più, se meno… Quelle domande che svaniscono come nuvole all’apparire del vento fresco dell’attesa di un nuovo incontro, del sole nel nuovo incontro di chi vogliamo conoscere sempre più.

Ma c’è davvero, poi, bisogno di sapersi fidanzati una volta per tutte?, al di là del fatto che lo sappia anche chi ci conosce da tempo?

Così Romeo, se non si chiamasse più Romeo,
conserverebbe quella cara perfezione che possiede
anche senza quel nome. Romeo, getta via il tuo nome,
e al suo posto, che non è parte di te, prendi tutta me stessa.

Senza dare un nome preciso a ciò che sta accadendo, nei minuti della prima uscita, nelle ore di quelle successive, nei giorni sempre più avanti sta comunque nascendo qualcosa di eternamente bello nella sua essenza, sebbene la ragione sa che si prepara una terza infelicità [Schopenahuer docet]. Solo, in quei minuti, in quelle ore, in quei giorni non pare intravedersi alcun termine, alcuna fine, nemmeno quella “certa” e sicura come le tasse.

“Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte” [cit.]

Io penso che, se anche non si creda in una qualsiasi entità soprannaturale (e anche in quel caso, che cos’è un nome?), chiunque abbia la grazia o la fortuna di vivere un sentimento così intenso inizi a credere nei miracoli.
Perché solo per un miracolo, unico termine perfetto che mi viene in mente, si spiega la felicità vera che ti pervade nel vedere, e nel sentire, che la persona che hai vicino a te vede, e sente, proprio ciò che tu stesso stai provando.

“…è un miracolo”, ti dici, sussurrandolo a lei con gli occhi.
E puoi star certo che è esattamente quello che lei avrà capito guardando dentro ai tuoi.

– Sfo –

(Ovvio, è per rimanere in tema, che manca il titolo. Trovate voi quello che più sentite migliore. E immaginate l’immagine degli occhi a voi più cari, lasciandovi guidare dalla musica.)

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