Una vita sola non ci basta

Credo di parlare a nome del mio compare di stanza, oltre che mio, avendo deciso questo titolo. Che non a caso riprende una citazione cinematografica, e non a caso la citazione che nello scorso anno solare scelsi per un concorso indetto dalla professoressa di Storia del Cinema interno al corso stesso.
Non a caso, perché il buon Beppe ha dimostrato di saperci fare, anche con l’università – oltre a tutte le mille altre cose alle quali riesce a contribuire, per le quali si sbatte non poco e che riesce a migliorare.
E questa mia piccola riflessione è tutta per lui, per il suo 28 in Storia del Cinema, per l’amicizia che ci unisce; per quando, finalmente, ci ritroveremo con gli altri compagni di avventure, su una spiaggia straniera, a tirare un sospiro di momentaneo sollievo…

“Una vita sola non mi basta.” [sergente Nicola Lorusso, alias Diego Abatantuono – “Mediterraneo”, di Gabriele Salvatores, 1991]

… e tanto meno 2500 battute, spazi compresi – ma per una volta che so il tempo (o meglio, lo spazio) che mi è concesso, posso farlo fruttare al meglio delle mie possibilità, senza sprechi.

Per quanto sia una frase che non lascia indifferenti, non tutti la possono capire. Che poi sono quelli che sanno esattamente dove cercare la felicità. E puntualmente, non la trovano.

L’antica metafora dell’esistenza come palcoscenico… Pochissimi di noi riescono a improvvisare, e la vita è proprio questo. Per quanto pianifichi, sai che non ci sono prove, che forse non avrai altre possibilità, lo spettacolo è uno solo, quel grande tentativo che chiamiamo “vita”, ma che non da tutti, poi, è vissuta. A questi, la frase sarà svelata solo nell’ultimo respiro, e non avranno il tempo per rimpiangere o pentirsi.

C’è anche chi, però, aveva capito senza mai aver visto “Mediterraneo”, oppure è nato e vissuto prima di Salvatores. E’ chi ha deciso di scrivere – poesie, canzoni, sceneggiature non importa – creando nuovi mondi fantastici o semplicemente raccontandosi, vivendo nei personaggi della propria immaginazione o lasciando trasparire la propria esistenza fra i versi, le note o i fotogrammi delle proprie opere, perché esse sopravvivessero al proprio mortale autore, e gli donassero un po’ di eternità.

E’, forse, l’unico modo che abbiamo per avere più vite – perché una sola non ci basta, perché sappiamo che la felicità mai va cercata, a fatica si trova, ma meno improbabilmente si incontra per caso – ma raramente accade!; perché vivendo alternative vite, o raccontando la nostra, possiamo fare vivere nuove vite a chi ci legge, ci ascolta, ci guarda attraverso le nostre creazioni.
Che poi, il ruolo dell’artista nella società è di esprimere quello che tutti noi sentiamo – diceva Lennon… Anche se non tutti sono disposti ad accorgersene, aggiungo io. E condividendo la nostra “fame di vite” con altri “affamati” ci troviamo idealmente a mangiare insieme – forse il gesto più bello e collettivo dell’essere umano.

E questo blog è il nostro angolo di eternità.
Così poi anch’io posso sedermi annoiato accanto a te, che ti rifiuti di bere birra Moretti.

Sfo

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