Storia contemporanea

E dopo aver dato questo esame, inizia un po’ di riposo.
Anzi, quasi.
Nel senso che chi non ignora “quel tarlo (mai sincero?) che chiamano pensiero” proprio non ce la fa a staccare la spina per qualche giorno, cioè “non pensare a nulla” e godersi semplicemente quel periodo più o meno breve, prima di riprendere libri o ufficio.

Studiato il periodo tanto breve quanto intenso, rispetto ad altre Storie, che ci parla del nostro Mondo negli ultimi cento anni circa, firmato il voto sul libretto, riposti libri e appunti tra le altre carte – cosa resta? Resta l’insegnamento principe, di ogni materia, ma così latitante in questi anni, in questo periodo, in questi giorni di luglio.
Il dubbio.
Quanto si può essere sicuri che una cosa sia come la crediamo – o peggio, vogliano farcela credere? Nell’era del del web e della tecnologia abbiamo anche la possibilità di informarci in tempo reale ma soprattutto quella di documentare tutto con l’occhio imparziale – la mano forse un po’ di più – della telecamera, di poter visionare immagini e filmati di “chi c’era” come se noi fossimo stati in quei luoghi.
Eppure, il progresso tecnologico può fare ben poco contro la mancanza del dubbio – o peggio, contro la sicurezza del certo – e a favore della voglia di informarsi. Quante cose so, dopo questo esame, circa il passato recente che la storiografia chiama “contemporaneo”, quanto poco so circa il contemporaneo in senso stretto, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mera pigrizia. Certo è che la mole di informazioni che possiamo ricevere e alle quali possiamo accedere è notevole e star dietro a ogni news non è facile – e anche lì, il dubbio: quanto possiamo dirci tranquilli circa la veridicità di ciò che il giornalista scrive o il telegiornalista dice?

Non è bello, avere dubbi: non ci rende tranquilli. Quanto è più rassicurante sapere che una cosa è così e non può essere altrimenti?
Ma se rileggiamo anche solo la frase sopra questa appena scritta, è quasi impossibile sentirsi sicuri, e non dubitare.
Che poi, la rassicurazione si nutre del generalizzare e del semplificare: possiamo così pensare giusto quel poco per ricordare unevento, e con l’assenza di dubbio risolvere la questione dentro di noi dicendoci: “E’ andata così, è stato solo quello, amen.”

Il-pensatoreSì, se credete che questo post non sia casualmente stato scritto in data 20 luglio, avete ragione.
No, non farò nomi perché vorrei evitare di essere preso per ciò che non sono e inscatolato in un’ideologia.
Oltretutto, probabilmente, se già saprete cosa c’entra questo “pippone” sul dubbio con la data del 20 luglio, almeno siete molto più informati della maggior parte della popolazione italiana.
Spero, però, che prima di esservi formati un’idea su quell’altro 20 luglio abbiate cercato di informarvi – importa relativamente che la vostra opinione sia poi mutata: non parlate per sentito dire o per presa di posizione, e questo è raro, oggi.

– Sfo –

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