Radio A.e.a.F.

Buonanotte.
Qui è Radio Amoreealtrefregnacce [magari…], e io sono Sfo.
Forse “lì” c’è qualcuno che non dorme…
Beh, comunque, che ci siate oppure no, io…

No, in effetti non ho “una cosa” da dirvi, solo che stasera mi va di parlare, forse sfogarmi – e non c’è modo migliore dello scrivere, per parlare senza essere interrotti, e immaginare addirittura che ci sia “lì” qualcuno che ci ascolta.
Lo ammetto: sono nato e vivo nella parte di mondo “bene”, nella quale l’acqua che si beve è trasparente e incolore, e già basterebbe a capire la fortuna che ho – che abbiamo. Però, nonostante ci siano persone che ne hanno di grossi il triplo, di problemi, anche noi ne abbiamo, più o meno grandi e importanti. E finché sei nella merda, non credi possibile nemmeno che la puzza si stacchi da te, prima o poi.
E allora, che si fa? Si spera? Beh, qui la cosa si fa incredibilmente faziosa, altro che guelfi e ghibellini.

In che senso? Nel senso che in poche cose come lo “sperare” c’è un netto contrasto nero/bianco. C’è chi spera, e chi no – ma mica è così tranquilla e semplice, la cosa. Avete presente l’angioletto e il diavoletto che consigliano il protagonista della storia circa il da farsi? A leggere aforismi e citazioni pare proprio sia così, senza comunque connotare l’una e l’altra “filosofia” con l’etichetta “bene/male”.

La speranza è il patrimonio dei bisognosi, è il sogno dell’uomo desto; la speranza addolcisce la vita.

La speranza è un piatto magro, nel paese della speranza non s’ingrassa: chi vive sperando, disperato muore.

Ma non è cosa che si possa scegliere ragionando, se sperare o meno. Dev’essere qualcosa che hai, non si impara a sperare né, se lo si ha, si smette di farlo. Perché c’è chi continua a sperare anche dopo l’ennesima inculata (certo, non dal giorno dopo), nonostante tutto. Non riesce a fare diversamente.
Io sento il peso di un periodo non facile, per diversi motivi coi quali non vi tedierò; eppure, non sento come se non ci fosse un’uscita dal “tunnel”. Solo, è molto lontana, e se mi tocca di proseguire per un bel pezzo al buio beh, impariamo a vedere nell’oscurità. E già questa è speranza.
Anzi, questa è la speranza alla quale i “disperati” non posso controbattere, perché non è più un concetto vago e ideale, ma diventa voglia di andare contro a ciò che ci va contro, e lottare. “Sperare e basta” è l’ottimismo di chi fa la vittima.

Non so come andrà quell’esame del quale mi frega poco o niente ma che ha un certo peso, non so se i miei guai da etilometro si risolveranno bene o male. So però che posso studiare, e non solo per gli appelli di settembre (da che “la legge non ammette ignoranza”). Posso fare qualcosa – devo fare tutto quello che è in mio potere per farcela.

E un po’ di musica non può fare certo male… Vi lascio con questo brano dal titolo emblematico per quanto appena detto, e una citazione di Virgilio: ognuno sia speranza di se stesso. E se anche non fosse vero che la notte porta consiglio, spero che queste note vi portino un po’ di speranza, per tutto ciò che non vi dà pace, vi tormenta o infastidisce. Lui è Michael Kiwanuka, con “I’ll get along”, “io me la caverò”.
Buonanotte.

Sfo

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