Appuntamento al cinema – I Mercenari 2

“Il punto di arrivo del film d’azione”.

Così si potrebbe riassumere questo grande film, che sputa fuori testosterone da ogni fottuto fotogramma.

Il Blockbuster più commerciale del millennio ha conosciuto un lancio di portata mondiale il 17 agosto.

Sono andato a vederlo senza aver visto il prequel, e, come da aspettative, la trama non si è rivelata di comprensione particolarmente difficile.

D’altronde, pretendere una trama in un film con un simile cast è come “pretendere di infilare l’Empire State Building nel tanga di Alessia Merz”, come disse una volta qualcuno.
Il film presenta un incipit da manuale in medias res: non si capisce un cazzo di cosa stia capitando e l’azione si svolge in maniera estremamente confusionaria.

L’intreccio (per usare un termine volutamente esagerato) si dipanerà solo in un secondo momento, quando i protagonisti avranno finito le battute razziste ai danni del buon Jet Li, le quali sono di miglior comprensione nella versione in lingua originale.

Questa osservazione (sulla presenza di Jet Li, non sul piano linguistico) spiana la strada ad una di respiro più ampio: con un cast comprendente Stallone, Statham, Lundgren, Crews, Li, Norris, Van Damme e Schwarzenegger è fisiologico che molti di loro si vedano soltanto in poche scene.

I personaggi più riusciti tra i non protagonisti sono senza alcun dubbio quelli interpretati da Schwarzenegger e Norris: il primo incarna in modo sublime tutta l’ignoranza di cui questo film è capace, per informazioni chiedere alla Smart grigio metallizzata che compare nella scena della sparatoria in aeroporto (uh, che spoilerone, in questo film ci sarà una sparatoria); il secondo, oltre a beccarsi ben due ovazioni dalla sala di cui una semplicemente per il fatto di essere comparso, rappresenta una curiosa manifestazione degli effetti della vox populi sull’immagine dell’attore, che quasi finisce per prendere il sopravvento sul personaggio che deve interpretare con una chicca che lascio scoprire volentieri a chi vorrà recarsi in sala.

L’ignoranza fotonica di questo film si manifesta anche nei personaggi principali: è infatti dai tempi dei peggiori b-movie degli anni ’90 che, tra i personaggi protagonisti, non si vedevano dei TIPI, ma così è la situazione: Stallone, Statham e compagnia non cambiano di una virgola nel corso del film conferendo ai loro personaggi quel piattume psicologico che ci vuole per poter apprezzare al meglio la loro abilità con armi e arti marziali (“Il classico non si batte”, segnatevi questo aforisma).

Van Damme, per la prima volta, mette i suoi calci volanti al servizio delle forze del male con una caratterizzazione estremamente stereotipata, che si dimostra a tratti inadeguata per lui dopo le grandi capacità dimostrate nella pellicola “JCVD: Nessuna giustizia”.

Lundgren interpreta la figura del cazzone tout-court che riuscirebbe a mandare a rotoli anche un appuntamento con una escort. Per rimediare agli evidenti deficit intellettuali che il personaggio dimostra d’avere, gli viene inspiegabilmente attribuita una laurea in ingegneria chimica (Lundgren ha effettivamente coseguito questo titolo di studio) che, in una scena, tornerà utile per regalare grasse risate al pubblico in sala.

A livello di scelte di regia, West  punta tutto su effetti speciali di prim’ordine, macchinari avveniristici mai visti che, incredibilmente, hanno comunque l’aspetto di carcasse dell’anteguerra, e fiotti di sangue farlocco che non si vedevano dai tempi di Tekken 3.

Il film non presenta un colpo di scena che sia uno: dopo una ventina di minuti scarsi saprete già quali saranno gli scontri finali, e questi si concludono con una scontatezza che ben si confa all’attuale periodo di saldi, senza il benché minimo pathos, solo con effetti sonori degni dei peggiori film di Bud Spencer e Terence Hill, e tanta coreografia che manda in visibilio lo spettatore.

Non fatevi tuttavia trarre in inganno da quanto scirtto fino a qui: il film è promosso a pieni voti per un motivo: nulla è lasciato al caso.

L’aereo e il carrarmato utilizzati dai protagonisti sono infarciti di perle che susciteranno l’ilarità dello spettatore più attento (tra cui meritano una menzione specifica il Babbo Natale aerografato sul muso dell’aereo e l’ariete del carrarmato che reca la scritta “knock-knock”).

Una caterva di cliché viene riproposta in una chiave che riesce comunque a stupire lo spettatore e a strappargli una risata, e sono certo che quando avrete sommato tutte queste risate vi renderete conto che il film è valso assolutamente il prezzo del biglietto.

-Beppe-

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