Midnight in Pavia – ritorno ai tremendi anni Venti

Solo due giorni fa vi parlavo di come sia difficile per me parlare quando non ho nulla da dire. Oggi vi scrivo perché in casi come quello che andrò a narrarvi mi è proprio impossibile stare in silenzio.

Historia magistra vitae? Ho paura sia troppo “scolastico”. Perché imparare al fine del voto eventi e personaggi ad essi correlati rischia di non farci ricordare nulla, passato l’esame. E qualcuno pare essere rimasto al secolo scorso, anzi, a un preciso momento del nostro secolo scorso, esattamente tra gli orrori moderni del primo conflitto mondiale e quelli anche peggiori del secondo, e proprio nella nostra Pavia.
Lo scorso 28 agosto, in una tranquilla serata in Strada Nuova, le pagine del calendario hanno fatto una repentina e infame scorsa indietro: per ciò che è successo pareva proprio che, in un “Midnight in Paris” in negativo, si fosse tornati al Ventennio. Un ragazzo abruzzese è stato fermato alla guida della propria bicicletta da cinque neofascisti, che non hanno potuto sopportare la vista della sua maglietta rossa recante la scritta “Antifascista”. Un’aggressione molto coerente con l’ideologia: prima la violenza, poi le parole. Un pugno, ribadito dal cazzotto verbale: “Non lo sai che qui è così?”. Fra insulti e spintoni, l’abruzzese ha provato a difendersi dall’unico dei cinque che lo ha aggredito fisicamente, finché i delinquenti non si sono impossessati della maglietta e se la sono portata via.
Già il fatto in sé dovrebbe fare incazzare (no, “indignare” è troppo riduttivo, usiamo il lessico appropriato) chi trema d’indignazione ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo; ma quello che più, personalmente, mi lascia sconvolto è l’indifferenza che pervade chi assiste a simili spettacoli nostalgici. Perché non ribaltare l’aggressione di cinque vili contro un ragazzo nella fuga di cinque codardi contro una folla di cittadini incazzati per giusta causa? Non credo che personaggi di tale ideologia affronterebbero indomiti e arditi un numero di avversari troppo superiore al proprio – come dimostra l’aggressione stessa – e non penso nemmeno ci sarebbe bisogno di ricorrere alle mani. È già esecrabile l’aggressione in sé; ma come è esecrabile il perpetuare il male, forse lo è allo stesso modo non muovere un dito per compiere il bene.
Così stasera, da Piazza Ghinaglia a Piazza della Vittoria passando per Strada Nuova, si muoverà la manifestazione convocata dall’Osservatorio Antifascista dopo la suddetta aggressione – l’ennesima, 16 solo tra marzo e luglio. Con le parole, presenti sul volantino dell’evento, da stampare bene in testa: «A Pavia funziona così, gli antifascisti non lasciano passare un’aggressione come questa. L’antifascismo pavese ha una storia lontana, che dagli anni ’20 del Novecento passa per la Resistenza e arriva ad oggi. Fermiamo la violenza fascista».

E nemmeno “memoria” è “magistra vitae”, se ogni 27 gennaio piangiamo e ricordiamo ma in casi come questo non ricordiamo e non ci mobilitiamo.

– Sfo –

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