“Fatti sentire!”

Nonostante in passato mi sia autodefinito, a più riprese, un cazzo di misantropo, questa mia autodefinizione è sempre stata smentita dai fatti.

Fatto: se non sono in mezzo a gente e casino, in condizioni normali ne soffro, e tanto. Mi piace la compagnia e mi piace che chi è in mia compagnia ne sia felice e ne tragga giovamento.
Fatto: come tutti, anche a me piace ogni tanto essere cercato.

La mia riflessione di oggi parte da qui, parte dal fatto che a volte si sviluppano rapporti unilaterali, asimmetrici, chiamateli come volete; rapporti in cui una persona prova a colmare le distanze e a essere presente come può, e dall’altra parte c’è una persona che vive la propria vita senza dare tracce e notizie, per poi congedare la prima con un generico <<Fatti sentire ogni tanto!>>

Ecco, questo è il genere di affermazione che mi fa incazzare.
Volete scoprire il motivo? Andiamo a leggere tra le righe.

Per questo genere di frase possono esserci varie interpretazioni: potrebbe per esempio esserci l’interesse sincero di chi, vedendo che non scrivo su questo blog da GENERAZIONI, mi dice <<Dai, fatti sentire! (su A&AF)>>
Questo genere di invito mi lascia contento e soddisfatto, perché vuol dire che a qualcuno, forse, interessa sapere cosa mi passa per la testa o, più semplicemente, apprezza il fatto che gli/le faccia passare in questo modo 5 minuti della sua vita.
Inutile dirlo, nessuno mi ha esortato a tornare a scrivere su questo blog. E’ stata una mia iniziativa personale. Begli amici di merda che ho.

Un altro tipo di “fatti sentire” potrebbe essere dettato dall’imminenza di un evento programmato importante, quale potrebbe essere un trasferimento, o una laurea, un fatto che prevede probabilmente l’assenza della persona che, sinceramente interessata delle sorti dell’amico/a, lancia un invito del genere <<Fatti sentire! (I fatti tuoi mi interessano sinceramente, mica per scherzo!)>>

Guardando però al rovescio della medaglia, c’è anche un’accezione negativa di questa frase: un’accezione che ho definito di “Commendatio Animae”: il “Fatti Sentire” di chi, semplicemente, ha altro da fare.

Indovinate: ho conosciuto quasi esclusivamente persone del terzo tipo. Persone del cui affetto, in alcuni casi, non ho mai dubitato per un singolo istante, che però mi lasciano l’amaro in bocca con i loro comportamenti.
Perché i loro sono i <<Fatti sentire! (perché se aspetti me sarà una lunga attesa)>>

Tolto il fatto che è brutto essere consapevoli di essere dall’altra parte della barricata, aborro questa frase al punto che, se si potesse decidere arbitrariamente la sorte di una lingua in un ipotetico tribunale etimologico, le farei perdere ogni significato.

Tanto è già così: le frasi ambigue sono vuote,  richiamano il mio scetticismo sui tuttologi (vedi sotto).

—————————–PARTE DI CUI NON VI FREGA UN CAZZO——————————————————————————–
Di norma, sono scettico nei confronti delle competenze dei tuttologi, poiché essere ferrati in molti campi significa comprenderne le basi, ma non avere l’effettiva possibilità di andarvi a fondo.
Un tuttologo poteva esistere secoli fa, quando non c’era la diversificazione culturale che c’è adesso. Ma oggi, chi è psicologo, non può essere fisico quantistico o avvocato.
E non fate quella faccia: andate a chiedere a un ingegnere aeronautico cosa pensa delle teorie del fratello di Pietro Bembo all’interno delle “Prose della volgar lingua”, se non credete alle mie parole.
————————PREGASI CONTINUARE A LEGGERE DA QUI IN AVANTI——————————————————————

Come avrà capito chi ha letto il pezzo sopra, non credo alle cose poliedriche. Le vedo, al contrario, come bandieruole.
Per questo motivo, il <<Fatti sentire!>> lanciatomi da troppe persone s’è ormai perso nel vuoto dei suoi 3, 4, 10 significati.

Per questo farmi sentire comporta un sacrificio che a volte, lo ammetto, mi pesa fare.

Ma sono consapevole che è una cosa che non posso vincere, e che è così anche per molte tra le persone che mi stanno leggendo: noi siamo quelli che si faranno comunque sentire.

Perché hanno cuore, affetto, pazienza, e perché non si fanno sopraffare da orgoglio e ragione.

L’orgoglio è uno specchio deformante: molti di noi si vedono belli attraverso quello specchio, e si perdono a guardarlo fino a dimenticarsi che la realtà è un’altra e che sono altri i modi di combattere le proprie insicurezze.

E la ragione, beh, è la conseguenza dello specchio deformante di sopra: credendole hai preso un bellissimo abito da sera che non ti starà mai. E’ bellissimo e sei felice di averlo, ma, rispondimi sinceramente, che cosa te ne farai?

-Beppe-

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