“Silenzio”, prego

Ho letto in un articolo che esiste la stanza “più silenziosa” del mondo. Camera anecoica, si dice, e pare sia talmente silenziosa da far perdere l’orientamento a chi vi si trova all’interno, e indurre il suo cervello lasciato senza punti di riferimento acustici a immaginare suoni. Chi ha resistito per più tempo là dentro, ci è rimasto non più di quarantacinque minuti.
La stanza, di per sé – e secondo me – ha una notiziabilità abbastanza limitata. Ma come mi capita spesso, per pignoleria e (spero) deformazione professionale, mi sono fermato a riflettere sulla differenza tra il termine tecnico e il termine semplificativo. Che risulta essere, quest’ultimo, semplicistico.

Il silenzio non è assenza di suoni.

Questa stanza è silenziosa, mentre non digito sulla tastiera del portatile le parole che sto scrivendo. Ma quando rileggo ciò che ho scritto, posso sentire il rumore della ventola del pc sulla scrivania, o l’aria che entra ed esce dai polmoni del mio gatto bianco sul letto, mentre fa le fusa o russa. E c’è silenzio.
Ma una camera è troppo piccola. Quante volte ho ascoltato il silenzio assaporando tramonti distesi sulla pianura dopo una pedalata, ascoltandomi respirare col fiatone ma sorridendo. Oppure sulla cima di una montagna, dopo tanti (mai troppi) chilometri in sella alla due ruote a motore, fermo appena dopo l’ennesimo valico col ticchettio irregolare della marmitta rovente, e la voce del vento insieme a quella di altri cilindri in lontananza. Un silenzio ancora diverso, più maestoso, perché cornice di un’opera immensa come può esserlo un paesaggio dal vivo, particolare del Mondo.
O quando il tuo mondo sta tutto in una stanza, abbracciato a te che sei il suo. Ascoltarvi respirare fino a che la realtà non prende le forme del sonno e del sogno, l’unica cosa che chiedete. Il respiro che è vita, il silenzio che è felicità perché fatto della voce silenziosa dell’altro. Non c’è bisogno di niente di più, in quei momenti più ancora che in altri.

Il silenzio non è assenza di suoni. E nemmeno di rumori. Che poi, i rumori sono suoni fastidiosi, come gli incubi sono brutti sogni. La differenza tra una stanza anecoica e una stanza silenziosa – anche la più silenziosa – è notevole. Ma in un’epoca in cui non si fa più nemmeno caso a come é scritto il verbo essere alla terza persona singolare, la differenza non conta. La differenza è fatica, e se bisogna far fatica non ne vale la pena.

Sfo

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