Flash Forward: 2 anni dopo.

Se fossi in un film, questa sarebbe chiaramente la parte montata dopo i titoli di coda, per dare l’appagamento a quegli aficionados della saga che siano rimasti lì per vedersi ogni singolo fotogramma del film che hanno lungamente atteso.

Solo che il film in questione è la mia vita, e so che una persona che mi leggerà troverà qualche corso e ricorso in questa mia affermazione.

Succede così che, dopo un anno o due, a volte basta semplicemente ritrovarsi in un parcheggio con gli amici che non vedevi da una vita, per risvegliare ricordi e riflessioni che se la dormivano della quinta nell’animo.

Due anni fa, e ancora l’anno scorso, in misura minore, io uscivo con queste persone. E, credetemi, alcune serate sono state memorabili, al di là del periodo di delirio post-adolescenziale in cui ogni serata da over 3 (pinte) era considerata un successone.

In quel periodo ero ormai un novello single, pieno di buoni propositi e pessime intenzioni, un concentrato di testosterone che sperava di abbattersi su tutto ciò che gli capitava intorno. Matricola dell’università di Pavia, non conoscevo Sfo, ero un pendolare, era tutto diverso.

Ricordo di svariati venerdì e sabati sera in cui ci alternavamo tra Principe e Antica Ricetta.
Erano le sere che diventavano nottate e si concludevano alle 5 con un paio di amici e la pasta col sugo al tonno a commentare le malefatte commesse poco prima, con un soggetto che ormai sembra (ma è solo apparenza) essersi messo a posto con la testa.

Parlo del Cuggio, mio carissimo amico, che ha lungamente inseguito il sogno di aprirsi un suo negozio di videogames.

Ebbene, a distanza di due anni ha scoperto le meraviglie del franchising, talvolta dimenticandosi come sia il mondo al di fuori di quel punto vendita di texture e poligoni.

Ivo, inventore involontario dei rapimenti alieni, è l’unica persona con cui mi senta con regolarità: l’uomo che era in grado di veder tramontare a giornata passando il pomeriggio al telefono con la morosa, ed una persona che meriterebbe tanto e sta facendo qualche passo verso i suoi obiettivi.

Marione, un grande, un Van Damme de noantri. Uno che non sapevo chi fosse, ma ho inevitabilmente imparato ad apprezzare, e che mi ha instillato anche un certo fervore (momentaneo, s’intenda) per il tiro con l’arco, adesso vive con il Cuggio, nella stanza che prima apparteneva ad Ivo.

Luca, dopo aver tirato su le gonne di ogni ragazza ubriaca ad una festa collegiale, ha messo la testa a posto trovandosi una persona seria. Che però vive a Genova.

Il Vicious sta ancora con la sua bella, a correnti alterne non so chi dei due mi abbia fatto fare più risate (sto parlando a cuore aperto, non vogliatemene se leggerete), ma ho la sensazione che quei due siano destinati a stare insieme per ancora molto tempo.

E a voi, dopo aver letto tutto questo sminchione (peraltro poco chiaro) su ciò che erano e sono i miei loschi amici, che rimane?
Ben poco, non ho nessuna gratificazione particolare in serbo.

Certo, fa pensare il fatto che, guardando alcuni teenage dramas americani, ridiamo delle scene “2 anni dopo” o giù di lì, in cui i personaggi vengono mostrati con un flash forward intenti nelle loro occupazioni da persone mature e responsabili (?).

Questo spunto mi suggerisce due riflessioni: la prima è che, essendo dall’altra parte della barricata, la cosa non è più tanto divertente: mi sento vecchio.

La seconda è che questi flash forward mostrano i personaggi in rapporto con gli altri che abbiamo imparato ad apprezzare, quasi a lasciare la speranza che ci sia un sequel che parla delle peripezie di mezzo tra il film e la scena finale. Non lasciano vedere che, nel frattempo, gli stessi personaggi si sono aperti altri mondi ed altre porte con altri personaggi altrettanto validi, che le loro vite possano essere cambiate e anche migliorate. No, sono sempre i soliti tre o quattro stronzi del film.

E, beh, a volte semplicemente non è così. Ognuno di noi ha voltato pagina e ha terminato un capitolo, ma quello nuovo prevede altre persone e altri flash forward ci aspettano al varco, e loro sono almeno gentili perché hanno la bontà di mostrarsi frontalmente per quel che sono.

Ma, sappiatelo, è solo una bontà di facciata; specchietti per le allodole.
Si trovano sempre dinnanzi a noi un pelino a destra: ne vedi uno, due, cinque, e quando sei al sesto e te ne accorgi, ti guardi alle spalle e vedi quella tizia vestita oscenamente che in città tutti chiamano “Crisidimezz’età”, pronta a trascinarti in un oblio di ricordi e di “cazzo, che bei tempi”.

A mente fredda, non resta che dire che le persone, troppo spesso, tendono a sopravvalutare il passato.
A caldo, però, anche se non ci sono rimpianti rimane sempre quell’alone di malinconia che ti porta a pensare “se in certe situazioni avessi avuto la testa che ho ora”. Una rissa si sarebbe evitata, una sbronza la si sarebbe attutita, una cazzata ce la si sarebbe risparmiata.
In tal senso, verrebbe spontaneo dare consigli alle persone che adesso stanno attraversando il periodo che abbiamo attraversato noi allora.
Ma vedendo certi tangheri, vuoi per invidia senile o vuoi per effettiva decadenza della razza umana, ti tieni in bocca le parole, per poi uscire come un fiume esondante in post simili. Con sensazioni di non facile descrizione.

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