Campioni e raccattapalle

25 dicembre 2012 – un’ora imprecisata tra mezzogiorno e le 13

In macchina verso l’appennino piacentino. Scambi di auguri al telefono tra mio padre e parenti vari al telefono dell’auto.
“Auguri!”
“Tanti auguri anche a voi! Meno male che c’è Natale…!”
“A casa tutto bene?”
“Tutto bene!” [Tutto bene. Certo.]
“Figli bene?”
“Tutto bene, tutto bene.”
“Il mio, tanto per fare una cosa nuova, si è reiscritto all’università…”
“Ah sì?”
“Sì eh, Storia e Archeologia!”
“Pensa che io pensavo di iscrivermi a FIlosofia – così, son quelle cose che ogni tanto viene in mente di fare…”
“Eh sì – comunque riesce a conciliare lo studio col lavoro”

Dovete mettervi – cazzo – in testa che le “nostre” lauree devono avere la stessa dignità delle “vostre”.
Non “hanno”, e infatti per l’ennesima volta sono qui a incazzarmi.
Non “dovrebbero” perché il condizionale non mi basta più.

Qualche mese fa, nella grande Università di Pavia, sono stato alla conferenza dell’associazione per la pubblicità progresso. Non è stata solo una giornata importante per l’iniziativa, ma anche l’occasione – di questi tempi, mai sperata – in cui capire che non esistono lauree di serie A e lauree di serie B – e magari lauree che non ti permettono manco di raccattare palloni. Perché, in un raccattapalleintervento sulla bioetica, ha parlato all’uditorio una signora, Giusi Venuti, laureata in filosofia (dottore di ricerca in Scienze cognitive all’Università di Messina). E già qui, amici dottoroni nel senso più comune della parola, ci sarebbe da rimaner lì con tanto d’occhi. Ma, udite udite!: quella signora non solo ha parlato all’interno di un discorso che ai più potrebbe sembrare non appartenere alle sue “romantiche” competenze, ma per di più INSEGNA al primo anno di MEDICINA. Pensate un po’: tutto a un tratto quella laurea del cazzo che non vi farà mai lavorare assume tutta un’altra importanza. Non solo pare dar lavoro, ma anche un lavoro che forma altri che di certo potranno fare un vanto del proprio titolo di studio, e ancora di più sentirsi lodati ed elogiati da chi sta loro intorno. I quali non sospetteranno mai che senza un “raccattapalle” non sarebbero mai arrivati dove stanno ora, magari col loro studio privato e il loro macchinone.
Perché senza raccattapalle e il suo mestiere così inferiore al tuo, caro il mio campione strapagato che a momenti probabilmente compreresti gli scarpini con gli strappi perché se no è troppa fatica, come faresti?

Senza un maestro elementare, chi insegnerà al futuro medico come si tiene in mano una penna?
Perché poi disimparino a scrivere in grafia comprensibile, è tuttora mistero insoluto.

Sfo

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