Ossigeno

Non sono difficili. Non sono nemmeno cruciali. Sono semplicemente le parole per dire quello che ogni giorno una persona cerca di dimostrare all’altra, a quella con cui spera di vivere questo lampo di tempo finito. Non è sempre facile, ma qualcuno disse che le cose difficili sono anche le più belle. E sono così belle che ti vien voglia di dirlo, senza pensarci, senza freni, senza problemi

Ti amo

senza nemmeno la punteggiatura. Premesso che ormai sono consapevole del mio essere del tutto fuori dal mondo, non mi sono mai posto il problema di dire Ti amo alla persona amata. Anche se ammetto di averlo detto a sproposito, in passato – come ha detto la Luciana nazionale qualche giorno fa – «per necessità». Sarò diventato più grande, sarò maturato, sarà la mia stessa vita da ormai nove mesi a questa parte – ora ho una maggiore consapevolezza di cosa sia l’amore e di cosa voglia dire vivere insieme.
Vuol dire scegliere.
E prima che attacchiate col pippone nichilista e pessimista del “certo, certo, aspetta che passi qualche anno, caro piccioncino, e vedremo se la penserai ancora allo stesso modo”, vi anticipo. Ho già amato una ragazza nella mia vita, dell’amore che dura anni – anche se il tempo  trascorso insieme non vuole indicare il valore dell’amore stesso. Ma ero giovane, nella più precisa accezione del termine, e ho lasciato che il sentimento prevalesse sulla ragione.
Ho lasciato. E tuttavia non mi pento di quello che ho fatto. Perché se fu la passione a scatenare tutto, non fu la decisione di un momento quella che presi, ma la rassegnata consapevolezza che non avrei potuto né mentire né prendere in giro la persona alla quale volevo così bene e che amavo.
Questo non vuol dire essere ciechi. Andando in giro con gli occhi chiusi ci si fa male. E non vuol dire essere bugiardi, perché anche una donna si accorge della bellezza di un’altra. Quante donne belle – non fighe, ma questo è un altro discorso – posso incontrare sulla mia strada verso lezione, verso il posto di lavoro? Perché ho già incontrato sulla mia strada una donna bella che col tempo ha perso l’articolo indeterminativo ed è diventata “mia” – nella misura in cui io sono “suo”. Un’appartenenza che non sarà mai possesso, una bellezza che non è più – se mai lo è stata – apparenza.
Che senso ha raccogliere un bel fiore da un campo, quando abbiamo uno stupendo giardino? (sempre che abbia senso strappare una parte della natura dalla natura stessa).
Perché l’amore, come l’albero più bello, va coltivato e col tempo darà i propri frutti.
Così, non temo alcun incontro nel mio cammino, fisico e metaforico, in questo lampo di vita – e nemmeno il più dolce profumo del più affascinante fiore potrà distogliermi dall’essenza del mio giardino.

Così, questa consapevolezza mi permette di esprimere anche a parole quello che provo. Posso anche capire chi non lo dice pur dimostrandolo ed esprimendolo il mille altri modi. Ma non giudicate chi lo fa, perché – parafrasando “Freccia” Benassi – non potete sapere, al di là delle apparenze, quanto profondo possa essere quel legame che vedete di sfuggita in un bacio di altri.

amore

 

 

«Ti amo», gli disse. «Ok, non lo dico più» e gli sorrise.
«No no, dillo pure… Perché non dovresti dirlo più?» le rispose, sorridendole.

Distesa sull’erba ancora calda, la ragazza riposava, sotto l’ombra della chioma del giovane albero.

«Non lo so… Magari poi ti stufi…»

«E come potrei stufarmi? Può un albero stufarsi dell’ossigeno che gli serve per vivere?»

A Chiara

Sfo

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